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LA SCAMPANATA

  Società poco seria ma divertente dei più coraggiosi Anghiaresi

 

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Cronistoria giorno per giorno per il 2010

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Giovedì 8 aprile 2010

Cittadini!

Giovani incipienti!

 

Si annuncia che domenica 11 aprile 2010 (domennica prossima), verso le ore 11 antimeridiane (de la matina), nella piazza principale di Anghiari (che saribbe piazza Baldaccio), si darà inizio alle iscrizioni per l’edizione 2010 della Scampanata (bisogna che ve segnète).

 

Saranno presenti (almeno cusì han ditto) validi rappresentanti del Concertino (i musicanti), quello reso celebre dalla Marcia di Paiolo (che prima la sonèa Paiolo e doppo Corea e mo’ ‘l Gegio).

 

Iscrivetevi e per tutto il mese di maggio godrete della salutare aria mattutina (ve toccarà alzavve presto).

A giugno, sotto la Galleria Girolamo Magi (Le Logge), il celeberrimo pranzo concluderà degnamente la presente edizione (se mangia a creppapelle).

 

Già fin d’ora si può annunciare che il 1° maggio, giorno fatidico e foriero di grandi imprese, Palmiro Papini (Piedone del Campo a la Fiera) organizzerà una succosa colazione (c’è chèso ch’arfaccia i fagioli cu’ le cudenne). Il tutto a spese della Società (cioè a sbafo).

 

 

Siete invitati tutti (Ve s’aspetta)!

 

I tressette

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Mercoledì 14 aprile 2010

Cittadini!

Cristièni

 

Domenica 18 aprile, alle ore 11, il Concertino della Scampanata si esibirà in svariate melodie tradizionali che allieteranno le scarrettate mattutine per le strade di Anghiari, poco dopo il sorgere del sole.

 

Vi invitiamo ad essere presenti e a segnarvi per questa edizione che sarà, tutto lo fa prevedere, memorabile.

 

La sua conlcusione, come è ormai consuetudine, sarà sotto la Galleria Girolamo Magi (il Magi fu ingegnere multiforme e esperto nell’arte di fondere campane) con il grandioso pranzo per tutti i Soci.

Domennica che vieni, ‘n verso le 11 de la matina, ‘n piazza a Nghièri, ‘l Cuncirtino de la Scampanèta sonarà a tutto spièno. Chi monta ‘n tul Carretto lu potrà sintire anche pe’ le vie d’Anghièri.

 

Basta, cerchète de vinire e de segnavve che cun questa Scampanèta ci sarà da divirtisse ‘n frighio.

 

Ve s’accorda che de giugno se farà ‘l disinère sott’a le Logge, che pu’ lì doppo ‘l mangiamento ci sarà sempre ‘l Cuncirtino che farà ‘na barca de sonète. Ve s’aspetta e magari portète qualche amico.

 I tressette

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Domenica 18 aprile 2010

Soci bravi!

(e ‘n son fitti!)

 

Oggi segnalèmo l’elenco dei Soci che hano partecipèto a tutte e sette le edizioni de la Scampanèta de l’Era Moderna, da quela de l’80, quandefu armissa sue, a quela del 2005.

Son 25 e ci s’aspetta che s’arsegnino anche ‘nguanno!

 

Alberti Giampiero, Checchina

Bonarini Francesco, le President

Boriosi Fabio, Carta velina

Catacchini Franco, Francone

Corsi Amedeo, Barabeo

Crocioni Celestino, Cilistino

Del Pia Mario, Emmedipi

Fabbriciani Giuseppe, Pignani

Giabbanelli Giancarlo, Curieca

Gigli Paolo, C.P.A.

Guerri Turiddo, Maestro guerra

Leonardi Bruno, Maschio

Mafucci Gastone, Sbregia

Magrini Walter, Bricia

Mariani Claudio, Cillao

Mariotti Athos, de Pistrella

Meoni Roberto, del Cumune

Meozzi Quinto, del Brutto

Mercati Franco, Il Lando

Paci Luciano, de Varo

Papini Palmiro, Piedone bensì

Pernici Mario, Mobutu

Pozzoli Agostino, ex c. guardia

Santi Aldo, Aldino

Vellati Vesta, Vespa.

I tressette

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Martedì 20 aprile 2010 ore 6:00

Mo basta!!!!

(così avrebbe detto Bargiacca e così se dice noi)

 

Dal nostro corrispondente da piazza Baldaccio Anghiari - Mentre gli ultimi ritardatari stavano rientrando alla propria dimora pur essendo aprile e non maggio (probabilmente qualcuno si sta allenando), il Parterre rimaneva spoglio di ogni essere umano (insomma non c’era nessuno).

Solo il carretto della Scampanata (lasciato solo e indifeso) si stava allenando per l’EVENTO che nel prossimo mese lo avrebbe interessato in prima persona.

Furtivamente, zitti zitti, piano piano, quatti quatti, 2 loschi figuri giungevano nella piazza più famosa d’Anghiari e mezzomuniti privavano la succitata piazza del monoasse utilizzato per la punizione dei dormiglioni. Avevano fregato il carretto!!

 

Questa la cronica, ma vinimo al sodo. I supervisori de la Società, dopo avere aspettèto ‘l giusto, ve mandino a dire, cume disse uno: "È bello ‘l gioco quande dura poco".

La situazione è questa, apportète il carretto sinnò…, sinnò!

Noi non se conosci cundizioni.

Ci s’aspetta peroe che domennica che vieni, quande se va ‘n piazza a fère le ‘scrizioni, ci sia anche ‘l Carretto al Palterre, ‘n du l’éte preso.

 

Se cusì sarà un giro per la Piazza se farà.

E per chi se scriverà, vinsanto a volontà.

 

Ve s’ardici che doppo ‘n’aete dire che ‘n’aii capito: Mo basta!

I tressette

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Martedì 20 aprile 2010 ore 6:02

Mo basta2!!!!

(così avrebbe detto Bargiacca e così se dice noi)

 

La festa del 25 aprile s’avicina a la svelta. Noi supervisori de la Società, senza di’ gnente a chiuvegli se proclama:

 

ACCETTATE LE CONDIZIONI DEL MISERICORDIOSO FRONTE CONTRO SCAMPANATA

 

Il responsabile del Carretto verrà punito in modo esemplare e duraturo affinché si sappia che qui non si scherza.

 

Ai rapitori, dimostratisi in fondo bravi figlioli, lasciamo la decisione di salire sul Carretto.

 

A tutti i Soci della sveglia Società della Scampanata l’invito a collaborare in modo che la festa del prossimo mese di maggio sia ricordata per i secoli a venire.

 

A tutti i giovani, appena superata la soglia dei diciotto anni, l’invito a iscriversi e a far iscrivere loro conoscenti nonché amici.

 

Si coglie l’occasione per ricordare che come da prassi consolidata nei secoli la foto di gruppo verrà scattata il primo di maggio. Se qualcuno prende impegni e non è presente non venga poi a lamentarsi. D’altra parte si sa: quando c’è la Scampanata tutte le altre cose passano in second’ordine.

 

Alora ve s’aspetta il primo de maggio per la colazione e per la foto!

 

I tressette

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Giovedì 22 aprile 2010

Gli ngredienti

pel supplizio del Carretto

anzi, de lo Scarrettèto

 

Ora ve se dici tutto per binino! Che doppo ‘n succeda cume l’altra volta che toccò piglière dicisioni drastiche

 

Anghièri, dal Palterre, addì 22 aprile 2010. Riunione del Direttivo appositamente riunito (qui nun se scherza!).

 

‘Ncumincèmo dal popolo: Tutti posson vinire a le Scampanète, vinicci dietro quande se va per la Badia o ‘n Piazzola o verso la Fonte. Posson portère campène, campanacci, raganelle (ditte anche ranocchie), coperchi mezzi rotti, teghèmi (ma no de coccio che se rompino), e tutte quele cose che servino a fère el chiasso e a sveglière quelo che durmiva.

 

Ora tocca ai soci. Posson vinire con tutti quel’attrezzi ch’emo ditto de sopra e ‘n piue posson tirère adosso a quelo sciagurèto che è ‘n tul carretto varie mercanzie: - Farina doppio zero preferibilmente del Mulin de San Leo;

- Ova de galina de la Valtiberina, possibilmente nète verso Toppole o si ‘n ci l’avete polli del Valdarno. Vietate le galine padovane perché vengon da troppo distante; - Concentrati de prodotti innominati, senza etichetta e senza data di scadenza ma sempre commestibili e con densità relativa vicina allo zero.

 

Sono assolutamente vietèti:

- Latte e suoi derivati (quande son liquidi, si ciavéte ‘l parmigiano, quello va bene);

- Pelati perché contengono acqua e perché de pelati ci se n’ha anche troppi come Soci.

- Robbe liquide comunque composte che abbiano una densità superiore a tre (la prova la fa ‘l "Dottore" e fa cusì: piglia el campione de robba che aete ‘n tul secchio, l’apoggia sopra ‘na mattonella che gn’era avanza da ‘n bagno e pu’ la piega de 90 gradi o giù de lì. Si la robba sguilla è carretto!!) Su tutto questo ci sarà uno che controlla, e che pole anche ordinère de montère ‘n tul carretto i trasgressori, dopo regolare processo (i giudici son queli che fan sempre cume gni pèri).

 

Pei scherzi fra de voi ci s’affida a la vostra ‘nvintiva e la vostra ‘ntiligenza: Sarebbe cume a dire: "È bello ‘l gioco quande dura poco" o sinnò "Scherzi de mèno, scherzi da villèno!" o magara "Chi fa da sé fa per tre!" ma anche "Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino". Si ciavete qualche altro proverbio diticilo.

Commento: Ma questo l'éte scritto anche l'altra volta?

I tressette: Le basi sono scentifiche 'n c'è da cambialle!

I tressette

 

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Sabito 1° maggio

 

Bentornèta Scampanèta!

 

Gnente è cambièto; anche il Ravelli è montèto

 

Primo maggio, festa del lavoro, e da noi non se dorme. E ‘nfatti già a le cinque emmezzo la piazza (Baldaccio) era pièna de gente: a Roma concerto, Anghièri Concertino.

Passèmo a la gnuda cronaca: l’appello andèva avanti da sè; eron guasi tutti arivèti quande ne manchevino dua. Uno s’é preso e uno s’è ammonito.

Il concertino, orbo del Maestro coordinatore, ma sostenuto sufficientemente da uno con la tromba de Tavernelle e uno col sacse de Ca’de Lullo non s’è fatto aspettère. E ‘nfatti i musicanti fremevino per poter dère sfogo, dopo cinque anni de attesa febbrile, a le storiche melodie (aspettèvino il condannèto) de la Scampanèta.

Taglièmo corto.

Anghièri chièma; Upacchi non risponde.

Le sei son sonète e ‘l Ravelli, uno che dici che sta al Poggiolo de Upacchi, cume émo ditto ‘n tu la premessa, ‘n c’èra. I soliti ignoti erino già pronti per andère a pigliallo quande i su’ amici(?) han ditto:

«Ecchilo che ariva! È a piedi, vien dal Borgo.»

E cume la curva a lo stadio strilla per un golle che non se l’aspettèva, cusì pe’ la Piazza d’Anghièri, quande ‘sto poro citto s’è presentèto, e nun ci s’aspettèva, s’è sintito un gran bocìo de contentezza. Il concertino ha ‘ncumincèto a sonère, i giustizieri (che quest’anno ci n’è qualcuno novo) gni sono iti ‘ncontro cume per salutallo e dagni el benvenuto, Cilistino e Capruggine (el Maschio era ‘n gita a Venezia e èra giustifichèto) han tirèto fora i secchi cu la robba da tiragni, i fotografi fotografevino, i flesch acechèvino. ‘Nsomma per falla corta, per non la fè tanta lunga, l’han preso e l’han monto su.

Dopo ‘na partenza dicisa verso Anghièri vecchio e un passaggio veloce per piazza Cazzotti e la Piazzola, se pensea d’andère giuppe la Badia che c’è anche i scalini. Ihe, i facinorosi giustizieri e queli del concertino (ancora orbi del Maestro coordinatore), son voluti passère dal Campo de la fiera. Ma ‘nfatti qualcuno sapìa che al parcheggio de la Crocina c’era ‘na barca de camperisti e sicchè l’hano voluti svegliere cusi ‘mpèrino a n’andère a l’albergo.

Ma prima, doppo la Propositura e la chèsa ‘n ducche sta Cedricche (quelo che ctieni le bandière e che fa ‘na gran confusion) hano fermèto il camion del suddicio e han buttèto dentro quelo del carretto, pu’ciano arpenso e l’hano arpreso. E pu’via giuppe la Croci. A ‘na finestra s’era affaccèta anche la Fanny ma ‘n cià capito gnente

Artaglièmo corto e andèmo ‘n piazza n’du era già pronto Palmiro coi fagioli cotti al forno de Mede del Mulinello. Dopo la foto del fratello del Del Pia (che n’antro po’ ‘n gn’ariesci) e doppo la giusta attesa (più de mezz’ora) per la foto ufficiale (Palmiro stranamente ‘n c’era!) davanti a Garibaldi, l’Assemblea s’è sciolta.

Arrivederci e grazie!

 

I Tre Sette

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Domennica 2 maggio

 

Cusì doventa ‘na buffonèta

 

Queste le parole pricise del Cicalino, a le sei e un minuto, distrutto e amareggèto da la mancanza de condannèti.

Vinimo ai fatti ‘ntanto che s’aspetta che Cedricche (è quelo che ci ospita anche si stamatina ciaia gente e è tocchèto arangiasse) porti ‘l caffè da chèsa sua a miquì ‘n du sémo.

Amarezza e tristezza impivino la Piazza, le pudivi vedere a mezz’aria per tutta la Piazza, da Garibaldi fino a piazzetta de le legne, dal Chiassolo fino a la chèsa del Poggini. S’è visto subbito, anche da le previsioni del tempo, che ‘n’èra giornèta. E ‘nfatti ‘n’eron manco le sei che (purtroppo per noi) eron tutti presenti.

Palmiro ‘n trovea posto e gn’è tocchèto fère tre volte ‘l giro de la Via nova; el Biga erano pronto a piglière lo stendardo ma ‘n ciarivèva; ‘l Maschio, che stamattina c’èra, aia un bel capillino rosso che l’ha apportèto da Venezia che c’era ito ieri (ecco perché ‘n c’era! Qualcuno inveci l’haia già misso perso), Capruggine cun Cilistino arcontrollèvino che al Carretto ‘n gni mancasse gnente. ‘Nsomma sarebbe stèta (el futuro è d’obbligo) ‘na bella giornèta. E ‘nveci...

Stamatina il Concertino era al completo (anche a vòto purtroppo) perché è vinuto anche il Maestro coordinatore e infatti s’è sintito la differenza che doppo s’è misso (se parla sempre del Maestro) a cantère i stornelli del Vagnetti ‘nsiemi a un po’ de citte.

Era nuta anche ‘na televisione ma per mancanza de materiale ‘n’ha pututo fère gnente.

‘Ntanto che s’aspettèva che Cedricche mettesse la bandiera nera (si ampèra bene i colori domèni gni se fa ctinire le bandiere de laTombola) émo risolto n’antro prblema. Bargiacca ‘n’è pututo vinire quest’anno, alora émo cerchèto ‘n’antro avvocato de la difesa e l’émo trovo subbito: il Gnacco. Eroe del Carretto, anghiarese dei più schietti, anche ‘n tul lavoro è sempre stèto el primo (andè via), dopo tre scarrettète, in annate diverse, mira al primato con una prossima eventuale sicura scarrettèta in gara col Lodola e Francone. Per intanto farà l’avvocato ma per esse’ sicuri che fusse adatto gnémo fatto il teste e se dà piena garanzia de l’ottimo risultato ottenuto.

Ecco le domande e le risposte:

1- Il dottore t’ha ordinèto ‘na cura de tre pasticche, ne devi piglière una ogni mezz’ora. Quante dura la cura? Senza manco pensacci (che si ciaia penso era meglio. O forse no!!) il nostro eroe ha risposto: “Un’ora e mezzo.”

2- Il babo de Pierino ha tre citti, Qui quo e…? E anche qui la risposta non s’è fatta aspettère: “Qua!”

L’Avvocato (ora lo potete chiamère cusì) alias Gnacco, è stèto assunto a pieno titolo a difesa dei condannèti.

È nuta voce (qualcuno ha ditto) che il Carretto senza ombrello ‘n’è regolare. S’aspetta delucidazioni da l’interessato.

Martidì prossimo può dasse che ci sia qualche processo o sorpresa o scarrettèta.

I Tre Sette

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Martidì 4 maggio

 

Ivan in umido

Ovvero due su tre

A cinque minuti dal termine (sarebbon le Sei) ne manchèva uno per lista (se vulìa dire da la lista dei dua che segnino i presenti): Lucas, un’antro citto che n’è de Montemercole ma dici che è de Upacchi il paese del poeta, e Ivane da la Stazione. A la fine del salmo manchèva quel de la Stazione.

‘Ntanto che se finiva de fè l’esame a l’Avvocato Gnacco per vedere si era idoneo per segnallo a l’Albo (che n’è ‘l marito de l’Alba ma è n’affère ‘n du son senti tutti l’avvocati boni per fère ‘sto mistieri), el Del Pia ha ngumincèto a di’ ‘na barca de bischerète che ‘n ci se n’accorda manco. Anzi no, una ci se n’accorda: ha ditto, e l’Avvocato Gnacco ha confermèto, che il Ravelli gna ch’arfaccia il giro sul Carretto perché quelo ch’ha fatto sabito passo n’è valido. ‘Nfatti il Carretto era senza ombrello. L’Avvocato ha ditto che domennica che vieni gna che monti su.

Una nota (ma no de quele del Gegio) da segnalère è che stamatina émo anche sintito il Campèno, ma non proprio bene bene che c’era il Maschio che bercèva cume n’ossesso e ci l’haia cun Capruggine.

Qui gna mettise d’acordo. La Società deve mettere le cose a posto: el Campeno se devi sintire sinnò la Scampanèta ‘n’è valida. La Piazza la devi fè finita de fè casino. Sinnò se cambia e se piglia il Campèno de la Croci.

Noi, pori illusi, se pensea che ‘ntanto che se diciva ‘ste coglionarie eron partiti a piglière quelo che haia durmito. Ihe! Discutivino a chi tocchèva andacci, cun che mezzo, chi è che duviva sonère ‘l campanello, chi è che duviva aspettallo a l’uscio per dagni il benvenuto. Meno mèle che a la fine gni n’han fatta.

A ‘n certo punto è arivèto uno in divisa sopra un camioncino. Lì per lì sembrèva uno de la Finanza e queli dei barre svelti svelti han fatto cinque o sei scontrini a voto. E ‘nfatti era Ivane che s’era misso ‘na giubbina da militare da alta montura per montère (éte notèto l’assonanza) ‘n tul Carretto. O te, la Piazza ‘n’aspettèva altro.

Biga ha preso lo stendardo (‘n realtà l’ha preso il Lando che ora che il Biga è anziano gni fa da Cireneo e pu’ ‘n ciarivarebbe manco a pigliallo), il Gegio ha ardunèto il manipolo dei sonatori, il Maschio ha ardunèto il manipolo dei giustiziatori e il Tek, il Volpe e n’antri tre o quattro han preso l’ordigno del supplizio che sarebbe il Carretto.

Giro per Anghièri vecchio sia dal Borghetto de sopra che de sotto con doppio passaggio da lo Sportone de Sant’Agostino. Al Puggiulino, luogo deputato ai spettacoli, il Gegio, sostituto del Maestro coordinatore ma a la fine doventarà titolare de la carica, ha plasmato con le sue docili manine e la sua boccuccia le migliori melodie del suo repertorio. E l’altri musicanti gdietro.

Ma da ‘na pioggerellina (questa la parola l’émo arpresa dai libri de schola) che guèsi guèsi ci piaciva, è aumentèta sempre de più. Tanto che i più anziani, queli da otto Scampanète, han ditto che sott’a l’acqua ’n l’haion mai vista. In Calabria (la nostra) l’acqua viniva a sfère (no a palle, ma parecchia) e Ivane sembrèva una zuppa inglese cun tutti quel’intrugli che gni buttevino adosso (questa de la zuppa inglese l’ha vuluta scrivere per forza uno dei noi tre: quelo che cthieni le bandiere).

Sémo arivi a la frutta, sémo arivi a la finale.

‘N piazza chiusura d’obbligo con sfogo de l’istinto dei Giustiziatori, con riversamento de le ultime brodaglie, svuotamento de brocche, secchi e urinèli, e rimessa in ordine de Ivan che gnaion cavèto anche le scarpe e le calze e gni n’hano armisse per binino.

«Noi i lavori se fano complèti», ha ditto Cilistino orgoglioso del su’ lavoro.

A la prossima!

 

I Tre Sette

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Giuvidì 6 maggio

 

Atenti a qui due

Queli de l’Appello

Visto che stamèni è ita buca (‘n’émo preso nissuno) e ‘ntanto che s’aspetta el caffè, se parlarà de qui due che fano l’Appello.

Sono il Briscolino e Uccio, che tutte le matine cui loro bravi elenchi sono i primi arivère ‘n piazza (mmmh! mica sempre!) e a segnère i Soci via via ch’arivino.

Ma mò bisogna chiarire le cose!

Sintite la trascrizione pricisa frutto de n’accurato controllo ambientale ordinèto dal nostro avvocato:

«Segnime!» «So’ arivo!» «M’è sénto?» «‘N te l’ardico eh!» «Ma m’è visto?»

E fina qui ‘n sarebbe gnente. Doppo che se son presentèti(?) se piazzon lì davanti al tavulino e qui pori citti, fra ‘l buio, fra ch’anche loro ancora pensino al letto, ‘n ci capiscon gnente.

Meno mèle che son gente de ‘na certa professionalità. Sinnò chissa che casino!

E alora menzione al merito con medaglia ai scribi e un giorno sarano arcompensèti.

El Fronte continua cui comunichèti e vole che sia punito Capruggine Responsabile nonché Custode del Carretto ‘n tempo de pace. Ma Capruggine è stèto degià punito il primo de maggio, subbito! doppo che s’era sistemèto Ludo. Ora s’aspetta a voi, quande ve decidarete a vinire ‘n piazza, ma vinitici ‘ncappuccèti che cusì ve s’arconosci subbito e se fa quattro salti, ma no ‘n padella, ‘n tul Carretto.

E ora vinimo a le bandghiére. Doppo che c’è ariuscito a fagni capire i colori, mò c’è da fagni capire che lu’, a le cinque almeno, devi essere ‘n piazza. Se parla de Cedricche quelo che cià ‘l gravoso incarico de sventolère le bandghiére, bianca, rossa e nera, a seconda de la situazione: verde ‘ntanto che se fa l’Appello, rossa quande ‘l Campèno ha soneto le Sei e manca qualcuno, nera quande ‘n manca nissuno (e pol’esse anche prima de le Sei). Per falla finita c’è ariuscito a fagni mette la banghiéra nera.

L’Avvocato Gnacco ha ditto (su istigazione del Del Pia) che da domennica, tutti i giorni che c’è la Scampanèta, noi soci nun se potrà parlère a qui soci che s’eron senti nel 2005 ma ‘n se sono arsenti nguanno. El Del Pia farà l’elenco de questi cristieni e l’ataccarà a la colonna de piazza. Pu’, dimostrando professionalità a sfère (se parla de l’Avvocato), ha cambieto mistièri e è ito al Palterre per ‘na consulenza.

E cume l’emigrante, doppo anni e anni de esilio in terra straniera attorna al paesello e s’armetti a lavorère la terra cume faciva prima de partire e gni pèr d’esse attorno giovino e a ‘sto lavoro gni dedica ogni minuto de la su’ giornèta, cusì ‘l Gnacco, doppo essere armasto a riposo per un po’, a la proposta de fère un Carretto cume quelo che ci s’ha ma più picino per i citti, l’occhi gnano brillèto e gni pariva d’essere attorno a quande faciva el plasmatore del ferro.

‘Nfatti, cume v’émo già ditto, quest’anno se farà la Scampanèta pei citti, el sei de giugno, e gni se farà un Carrittino aposta. Per iscrivise leggete l’avvisi che se mettarà domennica.

I Tre Sette

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Domennica 9 maggio

 

  Uot eppenedde?  

Che succedi?

Queste, quele de sopra più grosse, le parole che du’ stranieri dicivino quande sémo passi là per Anghièri vecchio. E aion ragione, si la traduzione è giusta, c’èra davero ‘n gran casino.

Ma ‘ngumincèmo per ordine che ‘n’eron manco le sei e se parlèva de processo, anzi de dua.

Meno mèle che quande ‘l Campèno stèva per sonère le sei da la lista del Bris, quelo che segna da la A a la L, ne manchèva uno, uno de queli che tira ‘l Carretto, uno che cià anche ‘l fratello sénto. Alò famola finita: manchèva ‘l Cestelli, el fratello de Buzzico.

Certo che la nostra è ‘na gran Società! La gente anche amalèta se presenta a l’Appello. L’avarete capito da voialtri che mo’ se parla de n’antra cosa. Ecco la Storia: Verso le cinque, le cinque emmezzo, se son presenti dua de l’ambulanze e hano comunichèto che haion porto a l’ospedèle certo Franchi Sauro de Belvedere, detto Napo, per colica de fegghito. Verso cinque a le sei o ‘n se vedi arivere el Napo che se presenta per l’Appello! Haia firmèto per vinì via, ha fatto l’Appello e pu’ è artorno a finì la cura. Questi son Soci!

E alora mo’ vinimo ai processi. L’Avvocato Gnacco dopo aé fatto du’ aringhe ‘n piazza è vinuto sott’a la loggetta de la banca, ‘n du la legge è uguale per tutti (Carretto!) e émo chiarito(?) qualche facenda.

1) Processo Resti - Domennica passa il soggetto scritto qui a la mancina, aia ditto che era fori per impegni e sicché era giustifichèto. Ma ‘nveci la sera prima, cioè sabbito, era ito a ballère a Rimini e pu’ era armasto a durmire ‘n quele zone, nun se sa da chi, a che titolo, con che mezzi e a le sei, ‘nveci d’esse’ vispo e sveglio for de chèsa durmiva cume ‘n ghiro. El Gota, che è uno che ‘n’è socio, peroe è de Rimini, ha ditto che lu’ de Resti o de omini d’Anghièri ‘nha visto gnente.

L’Avvocato Gnacco, al sintire ‘sti fatti ditti da ‘n cristièno che ci se pol fidère, ha ‘nvitèto tutti i soci a scrivere ‘n tul diario questa massima perché lu’ ‘n l’ardici: «Cusì tutti i coglion son boni!»

E pu’, subbito doppo: «Carretto! Domennica 16!»

Ma ‘l Resti senza tante cuccumegge ha ditto: «Tanto io ci so già monto!»

2) Processo Rossi - E ora vinimo al fratello de Caribù, l’Ingegnere: Ivane il Terribile, che come v’accordarète l’émo monto martidì passo, dopo l’autoprocesso (aiva impedito ad altro Socio, sempre ’sto fratello de Caribù, de vinire a l’Appello e sicché era colpevole) e l’autocondanna (giro per Anghièri vecchio con Carretto ornèto de maggio pindulino e ombrello senza tela) ha pòrto a l’attenzione dell’esimio tribunèle una intercettazione che pu’ ‘n se posson manco fère, che noi subbito émo radiodiffuso cui nostri potenti mezzi sonori. Noi ‘n c’émo capito gnente ma queli de la Piazza da cume muvivon la testa sembrèva che aessino capito, e ‘n pratica, e qui le parole ‘n son le nostre, sono risultate trame eversive tese a denigrare il Sig. Capruggine valido supporter nonché custode del Carretto in tempo di pace ma anche in tempo di guerra, e che assieme al Sig. Celestino ed al Sig. Maschio fa parte del gruppo degli addetti alla punizione dei dormiglioni.

A ‘ste accuse l’Avvocto ha ditto senza esitère: «Carretto!»

E qui, a ‘sto punto, il Rossi Ingegnère, notorio fratello de Caribù, s’è avicinèto a noi e ha ditto: «Me fète capire anch’a me quel che succedi?»

Al che l’Avvocato Gnacco gna ditto: Vieni domennica 23 che per ‘l 16ci ci s’ha già ‘l lavoro!

El processo sicché è interruptus perché era arivo el Cestelli e ‘n se pudia perde più tempo, se n’apparlarà più avanti.

Stamani pu’ c’era anche l’Ilaria, quela de Teletruria. Visto che Lucca cià l’Ilaria del carretto scolpita da Iacopo de la Quercia, noi se potrebbe fère l’Ilaria sul Carretto, sistemèta dal Maschio, Capruggine e Cilistino.

I Tre Sette

 

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Martidì 11 maggio

  I resti del Resti

Quande ‘n titolo vien da solo

C’è vinuto ‘sto titolo quande émo visto Cilistino ch’arcattèva l’avanzi, i resti, de tutta la robba ch’aion tirèto al Resti. Ma la domanda che vieni da sè è questa: Chi siamo noi?

L’avarete visto tutti che ‘sti scritti sono firmèti da I Tre Sette. Da non confondise cu’ la Società dei Tressette che ‘nfatti son ventuno. Noi sémo solo tre, uno peggio de quel’altro. Prima ci se vuliva chiamère I Tre Gdieci ma doppo ci sembrèva d’essere esagerèti e alora émo diciso che andèva bene anche sette e ci sémo chiamèti I Tre Sette.

Ma artornemo ‘n piazza. Noi se pensèva de montallo (el Resti) domennica, che cusì ci se divirtiva, e ‘nveci è monto oggi perché domennica lu’ cià d’andère a Roma. E pu’ bella che stamatina a la conta ne manchèva uno. Un’antro de la Motina, il Mota o Del Barba Matteo. Me sa che ‘sta frazione a la fine doventa una de le più importanti d’Anghièri.

Però ‘ntanto che s’aspettèva ch’andassino a pigliallo (il Del Barba) émo sistemèto quel’altro (quelo che la su’ famiglia vieni da Ca’ de Lullo e sicché se chièma el Resti de Lullo).

Un’antro episodio degno de nota, e purtroppo sgudevole da segnalère, è che i Soci, i soli autorizzèti a tirere la robba (dopo un corso de specializzazione a Cul de Paiolo de cinque minuti), lo sano bene che la robba, se dici tirère cusì per dire, ma non se pole tirère da lontèno e quande se spiaccica qualcosa ‘n tu la testa del dormiente se pole adoprère al massimo la forza che servi a-bassère un bucchio de lèna de le nostre pecore de montagna.

Indagharemo, cercharemo, condannaremo! Condannaremo, cercharemo, indagharemo!

Ma attornemo al giro. Me sa che stamatina el gipiesse del Carretto ‘n funzionèva e a ‘n certo punto è ito in tilt e l’émo visto che ha fatto un giro che tutti se son lamentèti, ha fatto un girino.

‘Na volta, quande a la guida c’era quelo che cià ‘l nome de ‘n mezzo de trasporto de l’antichi romani e sta ‘n tur un paese che cià ‘l nome de quel’animèle che gni pièci ‘l formaggio, ‘ste cose ‘n succidivino e i giri eron fatti cume se devi: eron gironi, cume queli de Dante.

Anche ‘l Carretto s’è reso conto che‘l giro fatto cusì ‘n’andèva bene. Giunto ‘n piazza ha preso è avecco supp’el Fosso e pù ha girèto ‘nverso ‘l Chiassolo, percorso che tutti i scarrettèti n’hano ‘na gran paura. Ma tanto stamatina era ‘na matinèta cusì.

Ma vinimo ‘n piazza ‘n du è finito ‘l giro pel Resti e cu l’Avvocato Gnacco, sintita l’Accusa, la Difesa, i Giustizieri, la Gente e Giuliano cu’ la scopa, s’è diciso d’armandère il Del Barba a Giuvidì. Anzi mo’ che ci se pensa sarebbe meglio domennica ch’è anche festa al Carmine.

Cose da studiasse a memoria: I Soci la devon fè finita de vinire ‘n piazza senza maglietta gialla d’ordinanza. ‘Na volta o l’altra se ne piglia’n paio ‘n tul mucchio e se montino ‘n tul Carretto. A buon intenditor...

Per chiudere: Cedricche, quelo de le bandghiere, vol che se dica la finale del Resti quande per attornère a chèsa è monto sopra un mezzo semovente cume quelo che adoprino anch’a Roma. Fine de la festa.

Avvisi

Si n’éte voglia potete scrivere qualcosa da mettere ‘n tul giornale. Dovete consegnallo però prima del 20 de maggio.

Domennica 23 maggio colazione per i Soci con fève e picurino.

Domennica 30 altra colazione a sorpresa e foto finale de tutti.

Domennica 6 giugno, Scampanèta pei citti.

Domennica 20 giugno Pranzo e finale de la Scampanèta che, se ‘ddio vole, per cinquanni almeno, ‘n se n’apparla.

I Tre Sette

 

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Giuvidì 13 maggio

 

Cià provèto

 

Cui giustiziéri ‘n c’è difesa!

Del titolo se ne parla doppo. Ora gna dire de diversi processi da rifinire e de queli novi.

El fratello de Caribù se monta domennica. E questo è a posto.

El Resti, quelo ch’è resto a letto (che pù aiva anche ‘n braccio al collo, ma ‘n sémo stèti noi è stèta la palestra), ha pòrto le prove de gente, soci a tutti l’effetti, che adopra sistemi de quande la giustizia ‘n sapìon manco ‘n du stèva de chèsa.

I fatti, ditti dal Resti: certo Nocentini Daniele detto Noce, in occasione de la su’ (del Resti) punizione era stèto più de ‘na volta fatto segno a spiaccicamento violento de ova e cose simili. L’Avvocato Gnacco interveniva prontamente (subbito) e ha chiamèto il colpevole e doppo i preliminari (no queli che pensète voi), ha ditto con voce sicura e ferma: Carretto! S’aspetta solo la testimonianza de la Lucilla e pu’ sémo a posto. Perché noi se parte dal presupposto che il Socio è colpevole. Sta a lui dimostrère che ‘n’è vero, si gn’ariesci!

E come la massaia quande governa i razzi sa che ‘n sono tutti uguali e lei l’arconosci uno a uno da cume caminino o da cume becchino l’ècini, così i nostri polli (pardon Soci) non sono tutti uguali e stamatina émo auto la conferma. Ci l’ha dèta el Matteo de la Motina che è stèto un valoroso e degno Socio e l’émo visto da cume s’è comportèto ‘n tul carretto che era sveglio (non cume martidì), reattivo e vigile (anche del foco). Infatti intercomunichèva cui scarrettatori e facivino a chi tirèva più robba.

Ma vinimo al titolo. L’émo misso perché quande s’era in via de le mura de sopra e quèli ‘ntorno al carretto ‘ncumincevino a mette le mèni suppe le gambe, se sono acorti che qualcosa ‘n quadrèva. Han tiro su la tuta e han visto che, per difendise da questi dilinquenti de giustizieri, haia scoccèto (cu’ lu scocce) i calzoni cu le calze e le scarpe che da lì ‘n sarebbe passo gnente. Ma o te! cume per incanto è scappo fora ‘n trincetto e ‘n tre secondi gnano sblocchèto la situazione. Pu’ gnan cavèto calze, scarpe e tireto su i calzoni a la zuava e se sono sfoghèti per bene.

El giro, stamatina che c’era anche l’alfiere ufficiale e s’è visto subbito la differenza, ha preso l’andazzo giusto. Anghièri vecchio, mura de sopra e de sotto con Portaccia. Per chiudere in bellezza è passo anche dal Borghetto de sopra che sarebbe via Taglieschi, e pu’ a la volta de la piazza pe’ le foto de gruppo e la festa finale. A ‘n certo punto han chiamèto anche i sua (del Matteo) pe’ la foto. È nuta la su’ mama e ‘sto citto sciagurèto onn’ha preso ‘n’ovo a Capruggine e l’ha spiaccichèto ‘n tu la testa a la su’ mama? Lei s’è arfatta subbito cu’ la prima mancèta de robba ch’ha trovo, ma quande ha visto che la facenda ngumincèva a cumplicasse e parecchio, ha preso e se n’è ita svelta svelta.

‘Ntanto che noi s’èra a fère el giro per Anghièri un de noi scrivani è armasto ‘n piazza cume ‘n cuccone. Non se fa ‘l nome ma è quelo de le bandghiere. ‘N compenso cià ditto che l’Avvocato Gnacco ha parlo co’ la Lucilla e la questione Nocentini è a posto.

Ora, purtoppo, gna riferire de ‘n fatto ‘ncrescioso successo martidì passo, sul tardi, a ‘n grosso dirigente de la nostra Società. Questo Dirigente se ne stèva ‘n piazza per sintire si c’erino novità quande è stèto affrontèto a male parole e gesti poco rassicuranti da un individuo, che pu’ ‘n’è manco d’Anghièri, ma è de Pierantonio. Ha ‘ngumincèto a dire che noi de la Scampanèta sémo la vergogna del paese che tutti i turisti quande venghino ‘n piazza e vedono ‘sto suddicio van via tutti stchifiti e noi d’Anghièri (ha ditto lu’) ci se fa ‘na brutta figura. Mo basta! ha ditto cume diciva Bargiacca. Mo basta! gni s’ardici anche noi.

Visto che c’è ‘n par de righi se vulia favve sapere che el disegno ch’è a le Logge l’ha fatto Luca Pucci, nostro Socio, scarrettabile, nonché grafico incallito (‘l Calli ‘n c’entra gnente qui) che sta al Conventone ‘n du’ na volta ci stèva anche el Del Pia.

 

Pubblicità:El Del Pia arcatta le pubblicità. Si ve fa piacere essere ‘n tul giornèle de la Scampanèta del 2010 e ci volete aiutère, ditilo a lu’. Noi ‘ntanto ve se ringrazia.

I Tre Sette

 

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Domennica 16 maggio

 

Bricia J

C’è de mezzo Morfeo e qualcun altro

Oggi se fa corta che ci s’ha d’andère a la festa al Carmine. No, quel de le bandghiere cià n’antro ‘mpegno che l’aspetta a chèsa.

Sicché stamatina s’era fiduciosi che c’è diverse dicerie. L’Avvocato Gnacco era pronto a tutto. El carretto era misso binino cui su’ fiori. Solo che mo’, basta con quest’acqua. ‘N fa altro che piovere, non se ne pol più. Anche stamatina vinìa giù quel’acquina fina fina che ‘n s’areggi più. E ‘nfatti anche ‘l proverbio lu dici: L’acqua minuta, molla e n’è vinuta!

Ma artornemo a noi. La facenda cuminceva a piglière el verso giusto perché ancora manchèa cinque minuti e ne manchèva dua. Émo aspetto le sei cume da regolamento, da Le Logge (quele vere) han dèto ‘l segnale e el Del Pia ha fatto cantère el gallo e pu’ ha fatto l’annuncio: Manca Rossi Domenico, ma no Pavone, l’Ingegnere, el fratello de Caribù e Magrini Alessio o Bricia J. A ‘ste parole la piazza ha caccio un urlo (de contentezza) e i tre de l’Apocalisse ‘n s’areggevon più.

El concertino s’è preparèto, el carretto era già pronto e se son missi ‘n mezzo a la Croci aspettère che qualcuno arivasse. E cume quande i pescatori sono pel mare e i sua l’aspettino, e sarebbe l’ora che fussino attorni e ancora ‘n se vedino e son preoccupèti e tutti stano ‘n tul molo e guardon l’orizzonte, cusì queli de la piazza stèvino in mezzo a la Croci e guardèvino ‘n verso la Croci e eron preoccupèti che ‘n’arivasse il Bricia e ‘ntanto preparevon le robbe da tiragni, quande è arivèta ‘na mechina a trombe spiéghète (sonèa) e sono scesi un par de bordellotti e pu’ el Bricia, se son tutti arpresi e stevon contenti. Lu’ ‘nveci, el Bricia, era sbalurdito e le su’ uniche parole sono stète: Ma..., mò me monton su’? Ve se risparmia i commenti!

Pu’ la cosa è ita da sè. ‘Ntanto che lu’ era ito a cambiasse gni sono iti ‘ncontro suppe la Croci cusì anche loro sono armasti contenti. L’esito finale è stèto che c’è stèta lotta tra giustiziato e giustizieri e se pol dire che s’è conclusa a la pari.

Ora c’è da dire un po’ de cose:

* ‘Ntanto gna fè ‘na rettifica a l’aringa che se blocca sempre ‘n tui tralci del carretto.

* Mò basta cu’ le mechine che bloccon le vie. Anche stamatina se vulia passère su da la Fonte (anzi ‘n giù) e ‘n ci sémo pututi passère che c’èra le mechine ‘n mezzo!

* El Tramoggia ha ripreso la su’ funzione col lancia-farina che è ‘no spettacolo e ‘nfatti c’era anche Teletruria.

 ***

Si c’ète qualcosa de scritto su la Scampanèta detilo al Del Pia, ma prima de domennica, che doppo lu’lo metti ‘n tul giornale.

Visto che ancora c’è du’ righi se pol dire che l’Ingegnère sembra sia armasto a Castello cui su’ amici e sicché per noi è latitante. Martidì l’Avvocato risolvarà gni cosa.

Mo basta che ‘n se ne pol più de scrivere!

I Tre Sette

 

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Martidì 18 maggio

 

O monto oggi, o ‘n monto più!

Stamatina c’era anche la nebbia

E cusì anche ‘l settimo è sistemèto. Émo ‘ncumincio da l’ultimo de la storia perché la quistione è parecchio cumplichèta. La storia de Rossi Domenico, ma no Pavone, ma l’Ingegnere, la sapete già. Haia auto a che dire cul Giovagnini, qualche scaramuccia, gnente de più. Domennica passa ‘nveci ‘n s’è presentèto a l’appello e subbito l’addetti haion già misso ‘n moto per andère a pigliallo ma gnan ditto (a l’addetti) che era armasto a Castello e sicché l’Avvocato prontamente ha sentenzièto: Carretto. Questo è successo la domennica de l’Ascensione.

Stamatina ‘nveci ecchitelo che s’è presentèto consenziente, ma facia ‘n freddo polacco (‘nfatti don Stanislao, presente ‘n tu la piazza, ha subbito confermèto) e sicché Cilistino e Capruggine han chiesto a l’Avvocato (ch’ha subbito ditto de sì) de montallo domennica che vieni, cusì ci se diverti de più e vieni anche le televisioni.

O te, ‘n c’è stèto verso! Ha ditto che per lu’ la domennica è santa e dedichèta al riposo. ‘Nsomma vulia montè su a tutti i costi e pu’ ha ditto le parole pricise che émo misso ‘n tul titolo. El sottotitolo ‘n c’entra gnente cu’ la storia, ma cusì émo anche ditto che stamatina c’era ‘na nebbia che sembrèva novembre, e alora uno ha ditto: Sembra che sémo de maggembre!

Ma artornemo a la storia. Cilistino cià penso du’ secondi, pu’ da la paura che domennica ‘n montasse ha ditto: Alora monta su, ma si vè a l’ospedèle ‘n te la pigliè con noi. ‘Nsomma l’émo monto e l Concertino (artorno dai successi de domennica a la festa al Carmine) s’è organizzèto a la meglio e s’era anche pronti a partire quande Cilistino ha vuluto fère el rito del bècio ‘n bocca che nun se ne pol più. L’avarete visto anche voialtri; prima de montè qualcuno gni vol dère ‘n bècio ‘n bocca: e loro ci stano!

‘Ntanto che io scrivìo, quel’altri chiacchiarèvino fra de sé e han chiesto a don Stanislao (stamatina è nuto con noi a scrivere) perché lui ‘ne sta vicino al Carretto a tirère la robba. Lui sarà polacco ma el Regolamento el conosci e ‘nfatti gna ditto subbito: Io non posso stare vicino carrello perché non scritto e non posso accompagnarlo.

Vinimo a noi. El giro ha preso l’aire giusto e tutto era stèto programmèto per binino e sembrèva andère pel verso giusto quande, arivi davanti a la ghiesa del Fosso, l’Ingegnere ha chiesto de poter andère a salutère l’amici al su’ barre preferito, dal Lupo (che sarebbe el barre del Campo a la Fiera). Subbito l’ano acontentèto e via al Campo a la Fiera. Solo che el Gegio (direttore e organizzatore del Concertino nonché homo de peso de la musica) cume la via sagliva lu’ ‘ncumincèva a smettere de sonère; più la via sagliva e più lu’ smittiva. Basta! sémo arivi al barre e uno dei citti del poro Musichiere ha fatto na corsa dentro, ha preso du’ cornetti dei gelati e l’hano missi in testa a l’Ingegnere a ricordanza del Brodino. ‘N ve se dici le foto che gnan fatto! Ora taglio corto: Fosso e pu’ finale ‘n piazza. Fine de la punizione.

Quande s’era per partire da la piazza per andère a fère el resoconto émo sintito uno che dicìa: Ma perché c’è la bandiera nera si han monto su l’Ingegnere? Si lu volete sapere andètive a leggere i verbali del 2005, che lì c’è scritto ‘gni cosa.

Ecchive n’aneddoto: Tutte le matine che se passa per Anghieri vecchio, ‘n verso Sant’Agostino, anzi proprio a confine cu’ la ghiésa, c’è n’omino che cume ci senti arivère s’afaccia a la finestra per sapere chi hèn preso. Stamatina cià anche benedetto e noi ci se tchidiva si lu pudiva fère, don Stanislao (ve l’émo già ditto che era con noi) da esperto, ha confermèto che “come padre benedice figli e come anghiarese doc, lo pole fare”.

Ma ‘n finisci qui. E cume ‘na mosca quande te se metti ‘ntorno e ‘n te lascia benavere e anche si la schisci attorna sempre ‘n tul solito punto, cusì quel de le bandghiére (e sapete tutti chi è) ha vuluto che se parlasse del Fronte; l’ha ditto appena arivo e pu’ l’arditto quande s’èra a metà de lo scritto, l’émo schiscèto ma ci l’ha arditto n’antra volta. Vole che se scriva che ‘l Fronte ha misso ‘no striscione per Capruggine ‘n tul Carretto e vole che se dica che ieri ‘n tul giornale c’era n’articolo del Fronte e sicché ciano fatto pubblicità. Ma noi ‘ste cose non se srivarano mai!

I Tre Sette

 

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Giuvidì 20 maggio

 

Durmiva a Perugia, montarà a ‘Nghièri!

El citto del Bobo, Bobino

Nèto ‘n tra le mura, ha durmito fora, se scarrettarà ‘n Piazza. Questo el succo de la vita de Boriosi Gianluca in arte Bobino. Tutto era stèto programmèto. Un manipolo de Soci atacchèti a le bone tradizioni e che sicché meritino lodi a sfère, a buio pesto son iti in quel de Perugia ‘nducche studia(?) el Boriosi. Sicché son da additasse a le giovine generazioni!

Basta! a le sei l’émo chiamèti, el Campèno aia sonèto, ma del Boriosi ‘n c’era traccia ‘n tui paraggi ‘n du lu’ ha fissèto la dimora momentanea.

Subbito émo riferito a l’Avvocato Gnacco che domennica se portarà tutta la documentazione del caso, ma lu’ ha ditto subbito: Che documentazione! domennica se monta! E alora a domennica che pu’ c’è anche la colazione a base de fave e pecorino preparèta da Palmiro quelo del Campo a la Fiera.

Parlèmo de bandghiére. Se stèva per fère un richiamo a l’addetto a questa funzione, molto importante, che ariva sempre più tardi ‘n piazza quande s’è verifichèto un fatto che va raccontèto e dimostra ‘l valore de quest’homo. E infatti lu’ ha difeso con tutte le su forze, anche si son poche, le bandghiére che aia ‘n consegna. E cume le guardie svizzere a Roma davanti a le porte del Vaticano si qualcuno cerca de pigliagni i vessilli loro piutosto se fano amazzère ma ‘n gni ne fan piglière, cusì Cedricche (quelo de le bandghiére) quande el Maschio è stèto stuzzichèto da quel’altri e stèva per aguantère ‘na bandghéra per dalla ‘n tu la testa a Capruggine (e ‘nfatti gni ‘nteressèva ‘l manico) lu’ (Cedricche) ha difeso il simbolo de l’Appello con spirito de vero eroe e con ‘na mossa fulminea ha evitèto il pericolo.

Scampanèta dei citti. Cume v’émo già ditto ci sarà domennica sei giugno e l’Avvocato Gnacco, ora meccanico, è al lavoro per fère un carretto aposta per loro. Vinite che se farà una bella festa. Si c’è qualche citto che se vol segnère sa ‘n du andère.

GIOVEDÌ 20 MAGGIO 2010

 

ALLE ORE 21

 

SU TELETRURIA

 

TRASMISSIONE SULLA SCAMPANATA

I Tre Sette

 

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Domennica 23 maggio

 

N’est pas possible

Dopo il Bobino anche Max

I Soci eron tutti, ‘n manchèva nissuno ma s’era ‘n sospeso cul Bobino che sarebbe Boriosi Gianluca trovo a durmire a le Sei a Perugia. Stamani el Concirtino era al completo, cume ‘n s’era mai visto, c’era anche el Maestro coordinatore Guiducci.

Solo che... Solo che?

Manchèva el Carretto!

Ignoti malavitosi l’aivino arrubbo n’antra volta.

Se son riuniti subbito i caporioni, ma ‘n ci n’era manco bisogno perché già da ‘n pezzo aion preparèto el Carretto de riserva, quelo che s’adopra pe’ la festa a Santo Stefano, pel viale.

Sicché coi potenti mezzi del Rossi Daniele o Rigagnino de Upacchi son iti a la volta de Ca’ de Maurizio ‘n du era conservèto el Carretto.

La cosa è ita pel verso giusto che ‘l Boriosi ha accettèto la punizione, anche si c’era’n branco de bordellotti che ‘n prumittion gnente de bono, e dopo ‘n’attimo de preparazione è monto diciso ‘n tul Carretto. Bravo Gianluca, meriti de passère a la storia!

Stamatina pu’ c’era ‘na barca de gente che vulìa vedere cume andèva a finire la storia del Bobino.

Basta! son partiti a la volta d’Anghièri vecchio e quande son giunti davanti a la chèsa de la su’ nonna, pe’ le mura de sopra, se son fermèti per fagni vedere el su’ nipote, ma la su’ nonna ‘n c’era, era ita ‘n gita.

Via a la volta de la Portaccia e pu’ da la Tombola sono artorni a lo Sportone e son passi giuppe i Cordoni. Solo che ‘sto carretto cià le rote de gomma e sicché ‘l divertimento (per queli de terra) è meno. Ora se sintirà l’avvocato si se pol ripetere la punizione martidì cul carretto de ferro.

Argiunti ‘n piazza Palmiro (quelo del Campo a la Fiera) ‘ntanto che noi se faciva el giro, aìa preparèto tutto pe’ la colazione: vasoi de gota, vasoi de formaggio, vasoi de pane, olio, vino, sale.’N manchèva gnente! No, manchèva i bacelli che Merano aìa ditto che a le sei e mezzo li portèva. E ‘nfatti noi s’era arivèti qualche minuto prima. Qualcuno ha ditto: Gegio sona! e sicché dopo che ‘l Gegio aìa sonèto émo pututo dère el via a la colazione.

‘Ntanto che se mangèva tranquilli i nostri bacelli, se biiva un bicchier de vino e se faciva du’ chiacchiere per fè passère el tempo ch’ancora era guesi presto per artornere a chèsa, ecchite che t’ariva uno che dici che c’è queli del Fronte.

Lì per lì s’émo armasti mèle perché a ‘nterrompere la colazione ‘n ciandèva giù ma, da cronisti de rango, s’émo iti a la volta de ‘n du ‘na volta stèva el banco de la muisca a vede’ quel che succidiva. E ‘nfatti proprio alora è arivèto un cammio, anzi un furgone, che dghietro gni spuntèva un pezzo de carretto.

Volete sapere chi era?

Era uno straniero de Bruxelle, ma dici che è nèto a ‘Nghèri e ‘nfatti è anche socio, che ha vuluto scherzère e mettere a la prova la Società ma s’è subbito dichiarèto disposto a montère ‘n tul carretto cume punizione. Se tratta de Chialli Massimo, in arte Max. Noi prima de fère qualsiasi cosa émo subito sintito l’Avvocato Gnacco che ‘n’ha perso tempo e dal Palterre ‘n du’ ancora mangèva i bacelli (son sempre le fève de prima) cià dèto el benestère.

Subbito è stèto chiamèto Capruggine e Cilistino e anche el Maschio che stamatina era attivo e doppo ve se ne dirà anche n’antra (del Maschio) che han ditto subbito: Mò se finisci de mangère e pu’ se va a fère el rifornimento. Anzi vieni anche te (quelo del Fronte) a mangère.

Alò, ve la faccio corta; doppo l’iniziazione davanti a Garibaldi, cul Carretto regolamentare stavolta, sicché questa ‘n c’è da arfalla, via nverso Anghièri vecchio. El Gegio cià arivèto che s’era già al forno ma doppo s’è comportèto bene. Sémo passi dal Borghetto de sopra e pù giù ‘n piazza ‘n du è finita davanti a le fève e al picurino pe’ la scena finale.

El Max, doppo la punizione, ‘n’è che è ito a chèsa a lavasse. Ihe! S’è misso ‘n piazza a piglière el caffè e a bere el vino, ma quelo bianco che co’ l’aringa ci sta meglio ha ditto. E cume San Lorenzo quande lo missino al martirio ‘n tu la bregia che a ‘n certo punto gni disse mo’ argiretime che de qui so’ cotto cusì la gente dopo che el Max s’era misso al sole (che stamatina se stèva proprio bene) e era passo un po’ de tempo gnan ditto mo’ argirite che de qui s’è asciutto.

Ci sarebbe tante cose da dire ma ‘n c’è più posto, ve se pol dire qualche fatto de queli più belli:

* La Lea che quande sémo passi pel primo giro s’è afaccia a la finestra e ha ditto: Mò arivo. E ‘nfatti doppo ‘ vinuta e gnan tirèto subbito’na mancèta de farina.

* El Guiducci che me sa che ha anusèto troppi bacelli o magari troppo vino rosso che finita tutta la scena de la Scampanèta s’è misso a girère per piazza cu’ la radio a tutta manetta.

* El Maschio che s’è misso a cul puzzone ‘n tul palco dela musica ‘ntanto che quel’altri dua (Capruggine e Cilistino) haion tirèto giù i calzoni.

I Tre Sette

 

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Martidì 25 maggio

 

Meno due…

più nove

E cume de maggio i campi e i greppi ndu c’è i pisciachèni doventon gialli pei fiori, cusì la piazza d’Anghièri, quande c’è la Scampanèta, doventa gialla (pe’ le maglie) a mèno a mèno ch’ariva i soci.

Stamatina gnente punizioni, gnente scarrettète, nissuno che dormiva, era sveglio anche ‘n chène nero e sicché gnente ‘nfarinature, gnente cioccolata, gnente aringhe, gnente de gnente.

Saran contenti queli che vano (sottigliezza) a lamentasse del suddicio. Questi sono el vero Fronte Contro Scampanèta no queli che han freghèto el Carretto.

Se sa, e sémo consapevoli, che de ‘n du sémo passi émo lascio la scia (cume le lumèche), robba varia, farina, cioccolata, tutta robba bona (e c’è costata ‘na barca de soldi). Ma la gente ci sopporta, cume cian sopportèto l’anni passi. Si qualcuno de noi esagera perdonètilo, ‘n lo fa mica aposta, lo fa per davero!

Fatto questo capello vinimo a noi.

La Scampanèta ormai è internazionèle. Doppo ‘l belgha ch’émo monto su domennica ci n’è n’antro che ‘n’andrà lontèno e anche stamattina girellèva pe la piazza. Se tratta de un russo che sta ‘n Belgio, parla ‘l francese e stamattina, col nostro don Stanislao (polacco di Sokolow) parlèvino in inglese e qualche volta chidivino spiegazioni a Sbrègia che pu’ stamatina (Sbrègia) cià aiutato a fère ‘l verbale che quelo de le bandghière ciaia d’andè via.

‘L’Assemblea è stèta sciolta perché l’Avvocato Gnocco ciaia d’andère a fère el carretto pei citti, ma i vari capannelli de soci hano continuèto a fère le polemiche, ognuno per conto suo, e a la fine, pièno pièno, ci ne sarà armasti tre o quattro (forse).

Mancarebbino ancora du’ righi da scrivere ma noi ‘n ci sa altro.

Anzi ci sarebbe tanto da dire ma ‘n’émo voglia.

Mò se va ognuno pei su’ venti!

I Tre Sette

 

Giuvidì 27 maggio

Meno uno

I Tre Sette

 

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Domennica 30 maggio

 

Ancora è presto!

Pelo2: freghèto cu le su’ mèni

La giornèta se presentèva bene. El tempo bello aia attirèto diversa gente, anche stranieri, che aion sintito dire da Cilistino, giuvidì passo, che stamatina c’era la colazione anche per queli che venghino a guardère ebbasta.

Manchèva cinque minuti a l’ora, che ne manchevino quattro a l’Appello. Senza dire de la rota de ‘na mèchina apoggia a la loggetta de la Banca, chissà de chi è.

Tutti dicivino stamatina: «C’è troppo lavoro, stamatina c’è troppo lavoro», e ’nveci piano piano, se presentevon tutti a l’appello. Ma quande el campano ha sonèto pe’ la seconda volta le sei, la bandghiera verde ancora sventolèva e ‘nfatti c’era un buco voto. Manchèva el Pelo2.

‘Ntanto che son partiti a la volta de chèsa sua a pigliallo ve se racconta qualcosa. Iersera, sabbito, cul su’ amico(?) aion fatto baldoria e sicché st’amico(?) gna ditto: «Me fermo a chèsa tua che so’ stracco e ‘n ci la faccio andère a chèsa.» E ‘nveci stamatina presto lu’ s’è levèto, gnà chiuso porte e finestre, gn’ha sgonfièto le rote de la mechina e l’ha lascio a durmire. Quande son iti giù a pigliallo el Pelo2 (el Pelo1 è quelo dela Motina), pe’ l’angrafe Peluzzi Alessandro, ancora durmiva beato e quande l’han chiamèto lu’ ha ditto: «Ancora è presto! ‘N’ha manco sonèto la sveglia!»Eh, certo. L’aia missa a le sei e mezzo!

Vinimo a noi. Arivo ‘n piazza gnémo presentèto el carretto ma ancora ‘n cunnittìa e ‘nfatti i tre Giustizieri dicivino: «Che se fa, se monta, non se monta...» ma lu’ ha taglio corto: Alò, alò, fètime montère e fèmola finita.

E ‘nfatti o te, cume è monto su s’è arpreso subbito e ha ‘ncumincèto a dère spettacolo. Arivo a le mura ha chiesto ai carnefici de potere scendere n’attimo e pu’, citando el regolamento a memoria, ha ditto: «Voglio abraccère el mi’ amico, cume me consenti el Regolamento» e l’ha abraccèto: è quelo che aiadurmito a chèsa sua! Finale ‘n piazza con tutti l’onori pei scarrettèti de rango cume è stèto lui.

A ‘n certo punto uno cerchèva cerchèva ‘ntorno al carretto e alora gna domando. «Ma che cerchi?» E lu’ tranquillo: «El Pélo ‘n tu l’ivo!»

Il Principe e il Ranocchio

La serpe ‘n seno, schiaccèta ‘n tul carretto

Ma prima che s’attornasse ‘n piazza, ‘nb verso el murillin de le legne che el murillino l’ha butto giù un cammio, la gente diciva:

«Ma ‘n c’era da montère quelo de le bandghiére?

«Ma ‘n se duviva fère’n processo a qualcuno?

«Ma ‘n duviva montère el citto de quelo ch’è monto domennica (che è sempre quel de le bandghiére)?

«Ma ‘n’aion ditto che montèvino quelo de ‘n cima al Fosso (che è sempre quello)?»

La cosa stèva per fini’ lì quande l’Avvocato Gnacco ha ditto: «Andèmo a fère el processo a chèsa sua.» Ihe! Cume quande la Sovèra rompi l’argini e tu è a volgia preparagni la via lei va ‘n du gni pèri, cusì tutto ‘l tribunale, Concertino, Carretto, Giustizieri, Popolo acclamante e festoso (loro ‘n ciaion mica da montère ‘n tul carretto!) ‘n son mica iti pel Fosso, han preso e son iti ‘n piazza. Pel Fosso ci sémo attorni doppo la finale del Pelo2, anzi ‘n cima al Fosso, ‘n ducche sta Chialli Cedricche, detto Cavoletto perché è nèto a Brucselle ma è anghiarese a tutti l’effetti. Mo pu’, anche de più.

Cume sémo arivi sotto a la su’ chèsa lu’ era afaccio, anzi, ritto ‘n tu la finestra e a n’antra finestra c’era el su’ amico Borise che, ‘nsiemi a altra gente (mo’ ve diremo chi sono), l’ha aiutèti a rubbère el Carretto. Sì perché questo Cedricche, insiemi al Max (che è el su’ babo), a ‘sto Borise e a Roberto dei Cherici dei Pièni, haion fondèto el Fronte Contro Scampanata col preciso scopo de rubbère el Carretto e movimentère tutta la facenda e sicché a l’Avvocato la sentenza gn’è nuta senza manco pensacci: «Sul Carretto Cedricche e Borise.»

Ma Cedricche a quel punto ha cavèto la maglia gialla de la Scampanèta e sotto ciaia quela nera del Fronte. Sicché l’émo rispettèto come Socio de la Scampanèta, che è stèto sempre presente, ma l’émo condannèto come componente del Fronte e l’émo scarrettèto per benino.

E con loro dua, ultima scarrettura, sémo arpassi dal Campo a la fiera cume ci s’era passi pel primo giro cul Ravelli el primo de maggio.

De ‘sto Borise ora gna divve qualcosa de più perché mo’ è anche Socio de la Scampanèta. La su’ famiglia è d’origine russa, anzi lu’ è un principe ma quande ci fu la rivoluzzione vinnon via da la Russa e gironno un po’ pe l’Europa e ‘sto Borise è nèto a Liegi. Ecco perché el titolo: el Ranocchio l’éte capito da voi è quel’altro! Doppo è dovento amico de Max e Cedricche, è ‘n pittore, e proprio ‘n questi giorni cià ‘na mostra de quadri al Borgo. Si volete andère a vedella andète a la Galleria la Loggia.

E ‘nfatti siccome è pittore, quande gnaion butto adosso diversa robba che cumincèva a cambière fisionomia, qualcuno ha ditto: «Lu’ sarà pittore ma noi sémo scultori!»

Doppo, a mente fredda, doppo colazione, quande gnémo chiesto si gn’aion tratto troppa robba, è arnuta fori la su’ professione e ha ditto subbito: «I lì ètè pochi de culer!» Éte capito? La robba che gni tirevino ciaia pochi colori!

Doppo ciaspettèva la foto dei Soci che questa l’émo fatta in mezzo a la Croci e pu’ doppo tutti a fère colazione: dolci e vin santo.

Mo se chiudi ‘sto verbale (sémo qui in piazza che se scrivi) perché émo visto che Palmiro ha preso la su’ mèchina e se n’è ito. No, fermi, ci sémo scordi de divve el perché del sottotitolo. Se tratta che Cedricche è stèto con noi dua che oggi sémo soli, uno dei Tre Sette e sicché parlèva con noi e parlèva cul nemico (una serpe, ma a fin de bene, l'émo capito perché lu' vole che le tradizioni 'n finiscono!). Ma comunque l'émo schiaccio 'n tul Carretto!

I Tre Sette

 

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Domennica 6 giugno

Anche questa è andata

Altro che queli grandi!

 Ha detto una mamma preoccupata (vedi sottotitolo) nel vedere il proprio e gli altrui frugoli indiavolati attorno a Capruggine che si è immolato per i ragazzi (ciò che non ha fatto per nessun altro motivo).

Ma così, come avrebbe detto qualcuno, abbiamo preso due piccioni con una fava.

Abbiamo fatto divertire i più piccoli, che dalle premesse che si sono viste stamattina sono già pronti per la Scampanata del 2015, e abbiamo punito Capruggine come richiesto a più riprese da quelli del Fronte (anche se era già stato punito avendogli tolto la colazione del primo maggio).

Ma facciamo un passo indietro: alle cinque e poco più già un manipolo di giovinastri si aggirava per la piazza armato delle più potenti armi biologiche: cioccolata, farina, uova e altre accozzaglie di mercanzie. Erano stati recuperati secchi vari e anche un “urinale” di quelli di ghisa.

Iacopino ha principiato l’appello che si è svolto con una certa apprensione perché erano state imbastite diverse trame per prendere in fallo qualcuno ma, giunti a qualche secondo alle sei, tutti presenti, bandiera nera.

Il gallo ha cantato, il Gegio ha suonato, l’Avvocato è rimasto muto.

Ma, guardando meglio, abbiamo visto che mancava Capruggine. Via allora a casa sua, al Terrato, che aveva promesso che stamattina veniva. Ma a casa sua, suona, suona, nessuno rispondeva. E invece eccolo al Palterre. E allora concertino, Carretto con tutti i Soci via in Piazza dove non è mancato il bacio di Celestino al condannato.

Scaramuccia a più riprese con soste varie per il Borghetto di sotto e di sopra e poi in piazza di nuovo scaramuccia. E dopo Capruggine un po’ alla volta sono montati, un po’ volontariamente, un po’ spinti da Celestino, una quindicina di ragazzi.

Sporchi, stanchi ma felici, l’augurio è che ricordino questa mattinata in cui hanno costretto i loro genitori a seguirli in piazza. E la ricordino con gioia!

Al 2015!

 

I Tre Sette

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Domennica 20 giugno

Pranzo finale

Arcopiando da quelo del 1896

 

Figlio (venuto da Firenze per passare una giornata con la famiglia): Babbo oggi son tornato ad Anghiari che ‘osì stiamo insieme.

Babbo (ma soprattutto Socio della Scampanata che poi oggi c'è il pranzo): Eh, cocco oggi m’arincresci ma io ‘n ci so’ a chèsa che ci s’ha ‘l disinère de la Scampanèta. Te saluto che doppo ‘n ci s’arvedi.

F. No, sapete che 'fo, v’aspetto perché voglio sapere ‘ome ‘l’è andata.

B. Va bene, alora 'spettime.

Doppo mangio

B. Oooh gente! So’ attorno! ‘N du séte?

F. Siamo qua babbo e siamo stati proprio bene; la mamma ha fatto un pranzetto 'oi fiocchi. Ma voi ‘on tutto quel tempaccio ‘ome l’è andata.

B. Ardagni. Tu a la fine me parli ‘l fiorentino. Occhio che noi pei fiorentini ci s’ha diversi modi de dire!

F. Su, su babbo non divagate e ditemi.

B. Figliolo, com’è ita? Bene. Se duviva fère la sfilèta per la Croci ma è toccheto saltalla. Comunque el Barelli ‘nsiemi a quelo de sotto a Le Logge, el Perbacco, che ‘nguanno l’han preso loro el disinère, son proprio organizzèti. In dieci minuti han monto le tavole, porto le seggiole e hano aparecchio propio bene.

F. Ma poi in quanti eravate?

B. A la fine del salmo s’era 130. Un bel numero e sémo proprio contenti. I Scarrettèti l’emo missi ‘n tul palco’nsiemi a queli del Concirtino che Capruggine cun quel’altri l’hano adobbèto cul maggio de Upacchi che l’aia porto el Rigagnino. S’era misso el telo dipinto cu’ la campèna da la parte de la piazza che faciva da tenda e cupriva tutta la bocca de le Logge.

F. Ma che cosa avete mangiato?

B. Senti han porto l’antipasto cui crustini e l’afettèto e pu le lasagne ai funghi e i maccaroni al sugo. Pu cian porto l’arosto misto, che c’era de’gni cosa, cu’ le patate arosto e l’insalèta e pu’ émo chiuso cul torcolo e ‘l vinsanto.

F. Sicché avete fatto presto?

B. Ihe, ma fra ‘na portèta e quel’altra émo sonèto e émo ditto un po’ de coglionarie. E pu’ se vuliva anche fè cantère a tutti la Marcia de Paiolo che el Del Pia aia preparèto el foglio scritto ma ‘n c’è ariuscito che c’è manco uno che cantasse un po’ a la meglio. Ma ‘nsomma ci sémo divirtiti e tutto è ito a la grande. Anche el Presidente è armasto contento e ha fatto i complimenti a tutti queli che han lavorèto.

F. Ma quali sono stati i momenti più belli.

B. Mah, senti, per me quande un branco de cittotti hano ‘ncumincio a fère i canti cume fano quande sono a le partite e pu’ quande son vinuti sul palco a salutère i Scarrettèti che ormai a cose fatte chi ha auto ha auto, ora tutti amici. Anzi a dire el vero è proprio l’amicizia fra Scarrettèti e Scarrettatori che dici si la Scampanèta è vinuta bene o no.

F. E poi, e poi?

B. N’antro momento è quande el Del Pia ha chiamèto Cedricche (quelo del Fronte) a piglière el diploma de Scarrettèto. Lu’ ha fatto la mossa de cavère la maglia de la Scampanèta che sotto ciaia quel’altra nera del Fronte. O te, son salti su in quattro o cinque e gni n’han cavèta a forza ‘n du’ balletti. Bottino de guerra! Doppo anche quel pittore straniéro, Boris, anche lu’ ciaiva la maglia del Fronte e cume ha fatto la mossa de cavère la maglia gialla, han preso e gni n’han cavèta loro la maglia, ma quela del Fronte. Altro bottino de guerrà!

F. Ma il Carretto non l’avete adoperato?

B. Sta zitto che han vuluto fe’ fère un giro a Palmiro, quelo del Campo a la Fiera che s’è dèto da fère e è uno de l’organizzatori. Sicché l’han monto su per fagni onore.O te, si ‘ne scendi a la svelta cumincevino a tiragni la mulica de pane tritèta. Non c’è gnente da fère quande c’è qualcuno ‘n tul Carretto per loro è n’attrazione fatale.

F. Insomma vi siete divertiti.

B. Sì, sì. So’ proprio contento. Mo émo chiuso, ci s’arvedarà fra cinquanni. Che la Scampanèta devi stère cinque anni a riposo tranquilla che nissuno gni dia noia, anzi si ml'anni fusson gdieci sarebbe anche meglio!

Attorna 'n suNoi al Pranzo ci s'era

Ecco l'elenco puntuale dei Soci che, non come prevedi el Regolamento ma come se comporta el bravo Socio, erino presenti al Pranzo del 20 giugno 2010 sotto a le Logge che ci se fa dal 1896!

Achilli Carla, de le Bucacce

Alessandrini Nilo, Bargiacca

Bassani Lucio, Uccio

Belperio Federico, Lavazza

Bianchi Roberto, Mezzovino J.

Bonanno Sergio,Panettone

Bonarini Francesco, Monsieur le President

Boriosi Gianluca, Bobino

Bragagni Luca, Braga

Bruttini Emanuele, Lele

Bruttini Luigi, Gigi

Cagnacci Santino, Celle

Cambi Mauro, Pippo

Cambi Ruggero, Gegio

Casula Nicola, Casu

Catacchini Franco, Francone

Ceccantini Aldo, del Chiuso

Cerquatti Lea, la Lea

Cestelli Francesco, fratello de Buzzico

Chialli Cedric, Cavoletto

Comparini Saul, Saulle de le Pianacce

Corsi Amedeo, Barabeo

Crocioni Celestino, Cilistino

D'Aluisi Domenico, Torinese

Del Pia Mario, Emmedipi

Dragonetti Valerio, Dragomiroff

Frini Gilberto, de Burattino

Galoppi Gian Luigi, Cica

Gennaioli Alessandro, Cicalino

Ghignoni Enrico, Fico

Ghignoni Simone, Arabica/Satana

Ghignoni Vasco, 'l fratello de Fico

Gigli Emanuele, Sig Puff

Giorni Claudio, Condorino

Giorni Daniele, Ghetto

Giorni Diego, el citto del Robba

Giorni Franco, Robba

Giovagnini Ivan, Terribile

Grottini Bruno, Capruggine

Guerrini Roberto, Rubbiccia

Guiducci Alessandro, Drino

Lazzari Federico, Bris

Lazzerelli Marco, Walker

Leonardi Antonio, Settantino

Leonardi Daniele, Leo

Locci Andrea, Tagliola

Mafucci Gastone, Sbrègia

Mafucci Nazzareno, Nèno

Magrini Alessio, Bricia J

Mariani Claudio, Cillao

Marini Giacomo, Lucy

Mariotti Alessio, Pistrillino

Matteucci Giorgio, cugino de Pierino

Melani Paolo, Moses

Meoni Roberto, del Cumune

Mercati Franco, Il Lando

Mercati Gastone, Biga

Mestchersky Boris, Principe

Montagnoli Alfredo, Attila

Morelli Patrizia, Badrizia

Nicchi Andrea, Swaroski

Palazzeschi Luigi, Volpe

Papini Palmiro, Piedone bensì

Paterni Silvano, Pate

Peluzzi Alessandro, Pelo2

Pennacchini Italo, Penna

Pernici Matteo, Cencetti picino

Perugini Claudio, Tec

Petruccioli Andrea, Pilondra

Polverini Anna, Anna de Fracca

Pozzoli Agostino, ex chepo guardia

Ravelli Ludovico, Ludo

Resti Francesco, de Lullo

Rossi Bruno, Dottore

Rossi Daniele, Rigagnino

Rossi Domenico, Ingegnere

Rossi Gian Pietro, Perina o GPL

Rossi Gino, Ginaccia

Rossi Silvano, Caribù

Rossi Stefano, Red

Sannai Giovanni, Givà

Santi Tomas, el citto de Pedalino

Sassolini Livio, Sasso

Senesi Nico, Rossino

Stanghellini Guido, Gus

Stoppel Lucas, Lucas

Taddei Mario, Buco nero

Tofanelli Francesco, Scarcacemento

Vaiani Luca, Dinamo

Valentini Alessandro, Naso

Vellati Vesta, Vespa

Venturini Nicola, Ventu

Zineddu Antonio, Totò

 

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