“E dopo Auschwitz non è più lecito essere inermi”

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Il 5 agosto 2018 ricorrono gli ottant’anni dall’uscita del primo numero di La difesa della razza, la rivista fondata da Telesio Interlandi per sostenere la superiorità degli “ariani”, che fornì la base culturale sulla quale il fascismo innestò le norme razziste emanate di lì a pochi mesi. E, nella settimana in cui si ricorda la “memoria” dell’Olocausto e della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, da parte dell’Armata Rossa, questa coincidenza non deve passare inosservata. Sarà certo il … Continua a leggere

Diventare vivi con la lettura, il vademecum indispensabile di Giuseppe Montesano

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«Ai miei alunni del liceo Cartesio, quei cari nativi digitali che quando ho parlato con entusiasmo di e-book hanno detto “sì, occhèi, ma per me un libro deve essere di carta”, che sono arrivati la mattina esaltati per Il Maestro e Margherita, che hanno messo negli stereo delle automobili i preludi di Wagner, che hanno detto che Platone “è troppo un grande”, che hanno sollevato affascinati lo sguardo da Michelangelo e Nabokov per immergerlo in Hawking e nel Viaggio al … Continua a leggere

Carlo Levi e il suo Cristo, “una pietra nello stagno”

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È uno dei titoli citati più a sproposito della storia della letteratura italiana. È diventato quasi un proverbio, un luogo comune abusato da chi non ne ha letto neanche una riga, quel Cristo si è fermato a Eboli evocato in ogni discussione sul problema meridionale o, più banalmente, quando si attraversa la “linea di confine” dopo aver fatto scorta di mozzarelle a Battipaglia. Eppure, le parole di Carlo Levi hanno ancora tanto da dirci e andrebbero lette e rilette, meditate e … Continua a leggere

Domani, domani tutto finirà

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Rileggere, oggi, “Il giocatore” di Fëdor Michajlovič Dostoevskij è un salto nel passato. Ma non nel passato di un mondo, quello del 1867, anno di pubblicazione del romanzo, che si riesce a comprendere con difficoltà. Il salto è piuttosto in un passato recente, un salto di trenta o quarant’anni; un salto agli anni Ottanta, più o meno, al decennio in cui Dostoevskij ha smesso di costituire per i giovani un modello di scrittura. Nel XXI secolo, è un dato di fatto, nessuno osa più … Continua a leggere