Nella Torpignattara del primo romanzo di Andrea Segre i vuoti di Francesca e Yasmine

segre_copLa terra scivola (editore Marsilio) è il titolo del primo romanzo di Andrea Segre, regista di film e documentari, impegnato da più di dieci anni sul tema delle migrazioni. Ha diretto, tra l’altro, tre lungometraggi: Io sono Li, candidato a quattro David di Donatello, vincitore di decine di premi internazionali, distribuito in 45 Paesi; La prima neve, sezione “orizzonti” della settantesima Mostra del cinema di Venezia e vincitore del Festival di Annecy; L’ordine delle cose, selezione ufficiale della 74esima Mostra internazionale del cinema di Venezia).

Il quartiere romano di Torpignattara, popolato da una folla di personaggi che provengono da tutto il mondo, e tutto il mondo ricreano lì, è protagonista di un romanzo corale, di un coro infimo e sradicato, ma dal potente canto.

Un grande buco, una voragine, si apre una notte, silenziosamente, in una strada di Torpignattara, proprio di fronte al condominio dove abitano Francesca e Yasmine. Francesca viene da Padova e occupa l’appartamento di sua zia Ada, che sta male ed è in ospedale: è scesa a Roma per poterla finalmente conoscere, prima che sia troppo tardi. Yasmine, moglie e madre, è arrivata anni prima dal Bangladesh. Le due si incontrano, si parlano, diventano amiche. Il grande buco intanto rimane lì, sotto la loro casa. Gli abitanti del quartiere ci guardano dentro, cauti: ma che cosa ci sia sotto, ma dove porti, non si capisce. All’inferno? Dall’altra parte del pianeta? Francesca e Yasmine provano a capirlo insieme. Nella vita di entrambe ci sono dei vuoti, delle mancanze, dei buchi. Qualcosa si svelerà, non tutto. Anche la voragine là fuori, in strada, non racconterà tutti i suoi segreti. Ma le vite troveranno un nuovo e un ulteriore senso.

Veneto del 1976, ma residente da anni a Roma, Andrea Segre racconta una storia delicata e difficile con una voce affettuosa e coinvolgente: «C’era stata davvero in quella città deserta», sono le prime righe del libro: «Non capiva mai se fosse un sogno o meno. Lo poteva controllare, dirigere come un pensiero. Ma intanto dormiva. Perché non è facile imparare a dormire di nuovo da sole e perché quella casa era così diversa da quelle in cui aveva sempre vissuto. Non era una città deserta nel senso di fantasma, con case vecchie e abbandonate, il vento che alza la polvere. Come nei film western, quelli che vedevamo una volta, che ora non vediamo più, ma tutti ce li ricordiamo ancora. No, era una città abitata, normale, ma in quel momento completamente deserta. Semplici condomini di tre quattro piani, negozi lungo il marciapiede, una scuola e le macchine parcheggiate. Una qualsiasi periferia residenziale degli anni Zero, dove abitano molti di noi. Faceva molto caldo, ma era come se non bastasse a giustificare tutto quel vuoto. Nemmeno un rumore, nemmeno un segnale. La cosa che la impressionava di più era la sensazione che quel deserto non creasse alcun problema a nessuno. Era come se a notarlo fosse solo lei. Come essere seduti su una panchina in mezzo a una piazza, ma nessuno ci guarda. E possiamo anche scomparire. A Francesca questo dava una strana sensazione, un dolore che faceva bene».

Il libro sarà presentato – con Cecilia Bartoli, Christian Raimo, Igiaba Scego, Anita Caprioli – domenica 26 novembre, alle 17.30, al Centro interculturale Miguelim con donne migranti – Asinitas onlus a Roma.

(fonte: comunicato stampa)

         

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