Montefusco in Irpinia, un borgo da riscoprire

DSC00106Oggi è abitato da meno di 1.500 persone, un tempo è stato capitale del Principato Ultra, per un periodo sulla cui durata gli storici e le fonti non concordano. In ogni caso, la sua posizione ne faceva un luogo strategico per il controllo delle strade tra la Campania e la Puglia, tra le attuali province di Avellino e Benevento e i territori lucani. Questo spiega la presenza di palazzi che raccontano una storia antica di ricchezza e di prestigio, di chiese importanti e soprattutto di un castello, oggi in parte sede del Comune e in parte restituito alla sua funzione monumentale e turistica.

Montefusco si trova circa a metà strada tra i centri di Avellino e di Benevento, su un’altura a quasi ottocento metri sul livello del mare, in quella terra irpina che è un gioiello di storia, di natura e di arte; per molti secoli è stato un luogo di importanza fondamentale. Oggi è uno dei Comuni del Greco di Tufo e della lavorazione dei filati al tombolo.

DSC00074Vi si passeggia in un silenzio quasi irreale, con scorci panoramici da mozzare il fiato. Ci si imbatte in palazzi storici, con ricche decorazioni, volte affrescate, cortili. Nella centrale piazza Castello, dominata da una imponente torre campanaria, un bellissimo loggione rinascimentale attira uno sguardo non distratto. Ma il vero tesoro, l’edificio che da solo giustifica la visita a questo borgo da riscoprire, è il cosiddetto “ex carcere borbonico” (in realtà utilizzato già da epoca molto precedente), quello che viene definito lo “Spielberg dell’Irpinia”. Si trova in due livelli sotterranei del castello fondato dai longobardi e oggi occupato dagli uffici comunali. Per potervi accedere bisogna rivolgersi al personale municipale, cordialissimo e appassionato.

Attraverso anguste scale e porte basse si entra nelle “segrete” della fortezza, utilizzate come prigione per delinquenti comuni fin da tempi remoti e trasformate in un “bagno penale” durissimo, per detenuti politici, durante l’epoca borbonica. Talmente duro che un adagio, riportato nei pannelli che accompagnano la visita nella struttura, recitava testualmente: “Chi trase a Montefuscolo e po’ n’esce po’ dì ca n’terra ‘nata vota nasce” (chi entra a Montefusco e ne esce vivo può ben dire di essere tornato a nascere). Vi furono ristretti numerosi patrioti, tra cui Carlo Poerio, Luigi Settembrini, Michele Pironti, ma anche donne e bambini.

DSC00087Al di là di come la si pensi sul risorgimento italiano, sulla dominazione borbonica, sull’unificazione sotto i Savoia, questo luogo racconta un pezzo della storia delle terre del Sud. E racconta anche la brutalità della detenzione in luoghi malsani, umidi, dei quali – quando se ne usciva – si portavano i segni nel fisico e nel morale.

Il castello e l’ex carcere – ben tenuti dal Comune che, evidentemente, profonde gli sforzi che può – meriterebbero risorse ben più ingenti, di cui l’ente locale non può certo disporre e che dovrebbero provenire da istituzioni regionali e statali, al fine di valorizzare il bene storico (dichiarato monumento nazionale già nell’Ottocento), di promuoverlo nei circuiti turistici (insieme all’intero borgo di Montefusco), di farne la sede di eventi culturali. Attualmente, uno dei locali sotterranei è destinato a piccolo “museo del tombolo” e raccoglie oggetti relativi alla lavorazione tradizionale dei filati a pizzo, con splendidi esemplari e foto d’epoca.

(tutte le foto: © Gilam Agency)

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