L’energia furibonda dei racconti di Merola

merola_copertinaC’è la vita, quella che “irrompe come quattro banditi in una rapina a mano armata”, e c’è la morte, la “pelle scolorita, circondata da donne che pregano e uomini che guardano l’orologio di continuo” perché stasera c’è la finale dei Mondiali tra Italia e Francia. C’è il sesso e c’è il tradimento. C’è la realtà asfittica della provincia meridionale e “i sogni nascosti in mezzo alle pagine dei libri e nei solchi delle tracce dei vinili”. Ma soprattutto c’è, nei racconti di “Dio taglia 60” di Gianluca Merola (Ad Est dell’Equatore), un narratore che non ti aspetti, pieno di quella “energia furibonda” che Edoardo Nesi, citato nella prefazione di Alessandra Amitrano, riconosce solo alle opere prime.

Diciotto racconti, più una intro e una outro, in cui si trova l’esperienza quotidiana di un uomo giovane, la malinconia, la droga, la violenza, gli stenti, il disagio che fanno parte di una generazione che non ha mai conosciuto lussi, ma solo la fatica di conquistarsi, giorno dopo giorno, il suo pezzetto di felicità, “essere esattamente dove desideri essere. Né un attimo prima, né uno dopo”.

C’è la fatica, in questi racconti. Quella che in lingua napoletana indica il lavoro duro, la fabbrica, la linea di produzione, ma anche la “fatica di vivere”, o di sopravvivere al suicidio del collega licenziato perché malato di cancro proprio mentre l’Italia festeggia la vittoria del campionato mondiale di calcio: “Il turno di notte, i ventisette cicli al minuto della Linea, mi sottraggono allo spettacolo delle auto in festa, dei collegamenti televisivi con le piazze di tutta Italia, degli abbracci, delle risse, ma mentre sono lì, a spaccarmi la schiena e a scottarmi la dignità, arriva la voce dell’operatore della Linea 1 che grida siamo i campioni del mondo. E mi spacca a metà”.

Non sarà un caso, poi, che il racconto successivo è intitolato “La nascita” e si chiude con un “cuore che scoppia di gioia”. Perché la vita è questa, l’alternanza di luce e buio. E pure in fondo al buio più nero può esserci una luce, anche se il “riscatto” che aspetti “tarda ad arrivare”.

Gianluca Merola, nato a Caserta nel 1979, è uno scrittore forte, autentico, sincero, che attinge a piene mani dalla realtà, che usa bene la lingua e la narrazione, che sa esattamente da dove viene e non lo dimentica: “So esattamente da dove vengo e me ne vanto. E voi, coi vostri maglioncini delicatamente poggiati sulle spalle, non siete un cazzo”, si legge nella outro. “Me ne vanto e non abbasso gli occhi. I vostri maglioncini annodati all’altezza del petto sono solo piccoli cappi. Non venite da nessuna parte. Surrogate le vostre sensibilità addossandovi fuori i locali giusti, vi accaldate intorno a un bancone e, se capita, vi date una coltellata perché c’eravate prima voi. Vi è indifferente il mare a quattro passi, con la luna dentro. Neanche lo vedete”.

         

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