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“Paradise for all” e la teoria dei tre cerchi

romanoA prima vista potrebbe apparire come un esercizio di scuola. Poi come uno scherzo letterario. Infine come entrambi. Ma Paradise for all di Alessio Romano, ripubblicato a maggio in formato tascabile da Bompiani (dieci anni dopo la prima edizione Fazi), è un romanzo autentico, che fin dalle prime pagine colpisce per la scrittura pulita e agile, per il ritmo e l’ironia.

L’autore, abruzzese di Pescara, classe 1978, è laureato in Lettere con una tesi su John Fante e ha studiato alla Scuola Holden di Torino. Ed è qui – nel tempio della narrazione creato da Alessandro Baricco, Antonella Parigi e soci – che Romano decise di ambientare il suo esordio nel 2005, giocando con personaggi, luoghi e situazioni reali mescolati a riferimenti letterari e pura fiction. Proprio come nella “teoria dei tre cerchi” che il protagonista enuncia nelle ultime pagine del libro: le storie nascono dall’intreccio di esperienze vissute, di esperienze indirette (da “romanzi, quadri, film, fumetti, spot, articoli giornalistici, battute rubate ai vostri amici, racconti ascoltati in giro”) e di invenzione (“un rinforzino dato dal narratore al lavoro del Dio che giunto al sabato si è preso un po’ di riposo, un’aggiunta alla sua creazione”).

Alessio Romano voleva parlare della sua esperienza alla Holden, ha aggiunto il portato del suo ragguardevole bagaglio culturale e letterario, ha avvolto tutto in un manto di invenzione. E ha tirato fuori un giallo avvincente anche per chi della celebre scuola di narrazione torinese non conosce nulla. Dentro al romanzo, Romano ha messo Baricco e la Parigi, un Sandro Veronesi truffatore e sospettato di omicidio, i suoi compagni di corso, la scrittrice di noir Francesca Bertuzzi, Bruno Fornara e Alberto Jona, Luca Scarlini e Marco Vacchetti. Ha messo anche se stesso, con un perdonabile vezzo hitchockiano, nei panni di Alessio il Pescarese.

Ha costruito una vicenda misteriosa, che prende origine dall’uccisione di un’allieva, Elena, di cui il protagonista è innamorato e che si sviluppa con l’indagine privata condotta dallo stesso Matteo. E ha trovato anche il modo di proporre una sua ricetta della carbonara.

Ha inserito personaggi riuscitissimi, come l’Uomo che Urla, l’ultimo dei bohémien, sedicente amico di Barney Panofsky e Paul Auster, ispirato al realissimo Joe Gould (raccontato anche in un film di Stanley Tucci del 2000), e lo Svizzero, spacciatore di fumo, aspirante ingegnere costretto dai genitori artisti a seguire una vena letteraria che non possiede.

Il tascabile Bompiani (casa editrice che ha pubblicato anche il più recente romanzo di Romano, Solo sigari quando è festa), oltre a un nuovo editing, è arricchito da una interessante e finora inedita appendice, una “Piccola enciclopedia holdeniana” con nomi, personaggi, opere ed espressioni utili per sentirsi più di casa nel mondo della letteratura contemporanea.

         

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