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Festival letterario a Sulmona, dove la parola si fa azione

foto-2È stato il Festival delle NarrAzioni con la A maiuscola al centro, come hanno tenuto a sottolineare più volte gli organizzatori. Una A maiuscola significativa, laddove le “parole” assumono un senso quando diventano anche “azioni”. Sulmona, città nota per Ovidio, i confetti e l’acquedotto medievale che campeggia in una delle sue più belle piazze, ora sarà conosciuta anche per essere la sede di una manifestazione letteraria suggestiva e coraggiosa. Sì, perché ci vuole coraggio a mettersi in testa di portare nel centro dell’Abruzzo, tra la Majella e il Morrone, cinque giorni (dal 19 al 23 ottobre) di eventi di alto livello, con presenze importanti e qualificate, nomi noti del panorama editoriale italiano. E guai a non pensare già da adesso alla seconda edizione, dopo il successo della prima, ma soprattutto guai a non sostenere gli sforzi del gruppo di giovani promotori (dalla direttrice artistica Valentina Di Cesare al libraio-editore-scrittore Jacopo Lupi, da Matteo Puglielli a Jacopo Santostefano) e dei loro “fiancheggiatori” (come Liana MocaAlessio Romano, ideatore del Premio letterario “Metamorfosi”).

Per cinque giorni, dunque, si è parlato di libri e di letteratura, di cultura al tempo dei social e di arte; si è avuto modo di frequentare un “microcorso di scrittura creativa” e di ascoltare buona musica. In tanti hanno portato il loro contributo di esperienza e di “parole”. Tra gli altri: Giulia Ciarapica, Massimo Onofri, Giuliana Sgrena, Francesco Borrasso, Angelo Di Liberto, Daniela Bonanni, Gipo Anfosso, Maddalena Lotter, Antonio Veneziani e Franco Arminio.

E se lo scrittore Alessio Romano, oratore travolgente, ha saputo scoprire le corde dei ricordi più intimi, quando ha raccontato le suggestioni per la lettura che gli provenivano da un’infanzia in cui vedeva il padre studiare per un concorso da ispettore scolastico, il “paesologo” Franco Arminio (figura impareggiabile di intellettuale e poetico filosofo dell’Italia minore) ha parlato – ben al di fuori della retorica campestre – dell’eroismo vero e proprio dei contadini, che costituiscono un presidio fondamentale per “riannodarci alla geografia, al dove siamo, allo sguardo sul poesaggio che ci circonda”: “Dobbiamo allontanarci – ha detto Arminio – dalla vocazione alla sconfitta di alcuni meridionalisti, che cadono nello schema del vittimismo. Le città del Sud sono forse una Milano non riuscita? Sulmona non ha forse una sua grazia e una sua eleganza, che non potrebbe avere se aspirasse ad essere altro da sé? Se uno ha una taglia 42 non può pretendere di essere a suo agio con una 48, la bellezza sta nel saper portare i propri abiti”.

Nel tempo della letteratura sovraesposta e dei social, c’è anche chi – come Maddalena Lotter – si mostra scettica e preferisce la lentezza dei propri tempi di maturazione alla colpevole ricerca frettolosa di una visibilità fugace. O chi, come Antonio Veneziani, poeta della scuola romana e pasoliniano, non può essere contattato se non tramite telefono fisso. E lo stesso Veneziani si è fatto portabandiera della leggibilità: “Sono stufo di trovarmi di fronte a pagine prive di empatia, in cui ci si compiace di se stessi come se i lettori non esistessero!”

Non poteva mancare, nei giorni del Nobel a Bob Dylan, il ricordo in pagine e note di Fabrizio De André, cantautore e poeta tra i più grandi, prima con la presentazione del libro e del progetto di Daniela Bonanni e Gipo Anfosso (La mia prima volta con Fabrizio De André – 305 storie, per l’editore Ibis) e poi con il tributo musicale dei Nottefonda.

foto-4Tanti stimoli, dunque, tanta energia positiva, tante scintille creative e simpatie umane, durante il Festival di Sulmona. Fino al momento conclusivo del Premio Metamorfosi, che ha visto sul palco, nelle vesti di giurata, anche Giovanna Di Lello, altra abruzzese che della cultura e dell’amore per la propria terra ha fatto una ragione di vita, organizzando ormai da più di un decennio un altro importante festival (“Il Dio di mio padre”, dedicato a John Fante) che anima la piccola Torricella Peligna ogni estate con suggestioni e ospiti internazionali.

Massimiliano Governi, Flavia Piccinni e Mirko Zilahy, i tre finalisti selezionati dalla giuria tecnica, sono stati sottoposti al giudizio di un comitato di 24 lettori che ha scelto Zilahy, con il suo È così che si uccide, come vincitore del Premio Metamorfosi della giuria popolare.

Da Sulmona, adesso, si riparte non solo con la dolcezza dei confetti ma anche con il sapore della cultura sulle labbra e nella testa.

         

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