Iperborea, in libreria tre novità dal Nord Europa

“Iperborea è la ragione per cui amo l’Italia. Iperborea deve essere la piccola casa editrice più cool d’Europa. La loro professionalità, l’esperienza, l’occhio e il rispetto per la letteratura, e l’amore per i loro scrittori sono davvero stimolanti. Sono orgoglioso di dire che li considero parte della mia famiglia, sia letteraria che personale”. È tutto qui, in questo messaggio che Johan Harstad scrisse per i 25 anni della casa editrice nata a Milano nel 1987, il segreto di un successo.

Quando li vedi per la prima volta, quei libri strani ti colpiscono. Non hai ancor ben chiaro se ti piaccia o no il formato (dieci centimetri di base per venti di altezza, in pratica stretti e alti). Ma soprattutto non sai ancora se sei pronto ad affrontare la letteratura scandinava e quella nord-europea, svedesi, danesi, norvegesi, finlandesi e poi islandesi, estoni, olandesi e belgi, con i loro nomi così difficili da pronunciare.

Poi ti ritrovi a casa con un Henrik Stangerup, un Arto Paasilinna, un Björn Larsson tra le mani e familiarizzi con Vatanen e Torben, con Heikkinen e Jesper. È allora che comprendi che, grazie a Iperborea, puoi affacciarti su un mondo letterario fino ad allora sconosciuto. E ti spieghi anche i successi di vendita di alcuni tra i suoi autori maggiori: uno per tutti, Paasilinna, oltre 120mila copie con il suo L’anno della lepre.

Da quel momento diventa difficile fermarti: ogni tanto devi aggiungere un nuovo “mattone di cotto”, un libro grande proprio come l’antico elemento base dell’edilizia e, come quello, capace di costruire “la personalità, la mente e l’anima del lettore”.

Cominci dunque a pescare nell’ormai immenso catalogo di Iperborea, tra classici e premi Nobel, inediti e voci di punta della narrativa contemporanea, o scruti le novità. Questo mese (ottobre 2016), la casa editrice fondata da Emilia Lodigiani porta in libreria Io non mi chiamo Miriam di Majgull Axelsson, Un pappagallo volò sull’Ijssel di Kader Abdolah e Il re dell’uvetta di Fredrik Sjöberg.

iononmichiamomiriamIo non mi chiamo Miriam (tradotto da Laura Cangemi) affronta – dal punto di vista di una ragazzina rom, poi fintasi ebrea e, da adulta, calata nella parte di una elegante signora svedese – uno dei capitoli più dolorosi della storia europea, quell’Olocausto che colpì gli ebrei, ma anche i rom, che osarono ribellarsi alle SS di Auschwitz. Malika-Miriam è una donna costretta a mentire per tutta la vita, fino al giorno del suo ottantacinquesimo compleanno: “Non si può dire tutto! Non se si è della razza sbagliata”. La Axelsson, giornalista impegnata in inchieste su temi sociali, è una delle autrici più apprezzate in Svezia, tradotta in oltre venti lingue, e in questo romanzo indaga sulle paure e sulla forza di una persona sola, costretta nel lager come nella vita a fingere e soffocare i propri ricordi.

pappagallo_cover_mediaUn pappagallo volò sull’Ijssel di Kader Abdolah (nato in Iran, perseguitato sia dal regime dello Scià sia da quello khomeinista, rifugiato politico in Olanda dal 1988, uno dei maggiori scrittori di questo Paese con i suoi best seller) segue le vicende di un gruppo di rifugiati mediorientali che, negli anni Ottanta, arrivano in quattro paesini olandesi, di rigorosa tradizione protestante, dove incontrano la spontanea solidarietà dei locali. Ma dopo l’11 settembre e l’assassinio di Theo Van Gogh gli equilibri si rompono e la proverbiale tolleranza degli olandesi viene minata dai contrapposti radicalismi. Il pappagallo di una vecchia guaritrice è il fiabesco testimone di queste vicende, mentre i profughi continuano ad affidare al fiume Ijssel i loro sogni e le loro paure. La traduzione è di Elisabetta Svaluto.

20160720123521_cover_webIl re dell’uvetta (tradotto da Fulvio Ferrari) è, insieme, un racconto di viaggio, una meditazione filosofica, un trattato di storia naturale, una biografia. Scrittore, entomologo e giornalista culturale svedese, Fredrik Sjöberg è uno dei maggiori esperti di mosche; la sua scrittura fonde letteratura e riflessione, umorismo e poesia. In questo libro, accompagna il lettore in un viaggio alla scoperta dell’inafferrabile Gustaf Eisen: zoologo, pittore, archeologo, fotografo, leggendario esperto di lombrichi e pioniere della coltivazione dell’uvetta in California. Eisen è stato consulente di Darwin, ha fondato il Sequoia National Park (dove è sepolto), ha trovato un calice di argento di Antiochia ritenuto il Santo Graal (oggi al Met di New York). Ricostruendo le avventure di questo fuoriclasse delle scienze, Sjöberg s’interroga su cosa stimoli la sete di conoscenza e compone un originale racconto sul rapporto tra l’uomo e il mondo che lo circonda.

         

Commenta via Facebook
Aggiungi ai preferiti : Permalink.