La geografia bizzarra di Olivier Marchon

Olivier MarchonAllora: Il Monte Bianco non è in Italia. Ma Le mont Blanc n’est pas en France! Questione di punti di vista, dunque. Di Stati che si mettono, o non si mettono, d’accordo sui rispettivi confini. Proprio come è una questione di punti di vista la scelta del titolo di questo libro di Olivier Marchon, regista indipendente e scrittore per diletto.

Nella versione originale (Éditions du Seuil) il titolo nega l’appartenenza della cima più alta d’Europa alla Francia. In quella italiana (Edizioni Clichy, con la traduzione di Federico Zaniboni), la si nega all’Italia. E, forse, proprio in questa scelta editoriale sta la risposta: il Monte Bianco non appartiene a nessuno, perché appartiene a tutti.

Di bizzarrie della geografia ce ne sono a decine in questo bel volumetto, curato e divertente. L’autore le ha raccolte per categorie: le enclave, i territori simbolici, i territori contesi, i territori speciali, i territori utopici e l’errore.

Acrobazie del diritto internazionale, città e paesi completamente circondati da una nazione straniera, isole inesistenti e contese, possedimenti all’estero: vicende e aneddoti che spiegano come, a volte, gli Stati e le diplomazie barcollino per pochi chilometri quadrati.

71g7nbcspwlNel libro troviamo tante curiosità e scopriamo l’origine di alcune tra le situazioni più inaspettate: una linea ferroviaria belga (oggi è una pista ciclabile) che attraversa la Germania; una stanza d’albergo a Londra che era territorio jugoslavo; la città di Sainte-Adresse prestata dalla Francia al Belgio per farne la sua capitale durante la Prima guerra mondiale; i possedimenti francesi sull’isola inglese di Sant’Elena, dove visse gli ultimi anni l’imperatore Napoleone; uno scoglio in mezzo al mare, conteso prima tra Irlanda e Gran Bretagna e poi anche da Danimarca e Islanda, perché è strategico per il controllo delle zone di pesca e per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi.

E poi c’è quella vicenda che dà il titolo al libro, sia nella versione francese che in quella italiana: la “cima per due” sulla quale i contendenti giocano a fare i furbi e che, in uno scenario di fantapolitica, potrebbe addirittura riaprire antiche rivendicazioni.

Fa riflettere, poi, il caso della piccola isola anglo-normanna di Sercq: una sorta di Stato feudale del XXI secolo, governato da un signore e dai suoi fedeli vassalli, dove sono vietate le automobili e non si pagano tasse, la cui tranquilla vita medievale è stata turbata recentemente dalle ambizioni di due gemelli ultramiliardari che si sono messi in testa di instaurare la democrazia sull’isolotto, trasformandola in monarchia costituzionale. Una vittoria “che ha il gusto amaro del denaro e della legge del più forte”, giacché sembra fondato il sospetto che i due finanzieri vogliano solo prendere il controllo di Sercq per farne il proprio paradiso fiscale privato.

Un capitolo a parte, poi, è quello dei “territori utopici”, vere e proprie “sfide” di singoli uomini, come l’esperimento protonazista della sorella di Nietsche e del marito in Paraguay, o l’Arbezia, un albergo (nato da un atto di disobbedienza civile) attraversato dal confine franco-svizzero, dove puoi pranzare in Svizzera con un commensale che è seduto in Francia o anche dormire nello stesso letto con una persona che si trova all’estero. Qui, negli anni della Seconda guerra mondiale, il proprietario Max Arbez ha salvato decine di persone, aiutandole a passare il confine e sottraendole alla caccia dei tedeschi.

Ed ecco, infine, il meraviglioso “regno del guano e dei libri”, l’isola di Redonda, tra Antigua e Barbuda, una micronazione di 1,5 chilometri quadrati, il cui primo re fu uno scrittore inglese, Matthew Phipps Shiel, incoronato nel 1880 col nome di Felipe I. Quindici anni prima era stato suo padre a comprare l’isola per sfruttarne la risorsa principale: il guano apprezzato come concime formidabile. Alla sua morte, Shiel lasciò il titolo a un altro scrittore, John Gawsworth, “creando così la prima dinastia letteraria della storia”. Scomparso il secondo re, però, si è aperta una disputa per la successione. La tesi più accreditata sembra condurre all’investitura dello scrittore spagnolo Javier Marìas, il quale, in effetti, ha preso sul serio la faccenda e ha nominato gente come Francis Ford Coppola, Ray Bradbury, Éric Rohmer, Milan Kundera e Pedro Almodóvar duchi del Regno di Redonda, l’unico Stato artistico-aristocratico sulla faccia della Terra.

         

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