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Mailand, la sessualità di Konrad e la paura

risiko mailand pezzoliÈ il terzo capitolo, dopo Quattro soli a motore e Chiudi gli occhi e guarda, del romanzo di formazione di Corradino, qui soprannominato Konrad (con la K per evitare un irriverente accostamento allo scrittore). Già il titolo, Mailand in tedesco dice di una Milano che il protagonista sente lontana ed esclusiva, nell’accezione latina della parola più che in quella di derivazione anglosassone. È anche la Milano degli anni Ottanta, una Milano (ma un’Italia) che ancora non sa confrontarsi con temi come l’omosessualità o addirittura l’immoralissima bisessualità.

L’autore è Nicola Pezzoli, la casa editrice la Neo Edizioni, non nuova a esperimenti narrativi coraggiosi. E in questo caso il coraggio sta nel tema, nel modo di raccontarlo e anche in un linguaggio fatto di giochi di parole, doppi sensi, neologismi.

Il tema, dunque. Konrad vive una normale vita da studente fuori sede: cinque giorni a Milano, con due coinquilini (“un longobardo, un bolognese e un siciliano”, proprio come l’inizio di una barzelletta), una padrona di casa fastidiosa (la Babbiona, che nel suo ménage matrimoniale ricorda George e Mildred della celebre serie tv degli anni Settanta), partite interminabili a Risiko; il fine settimana si torna in provincia, da una madre apprensiva, alla quale rovina ogni tentativo di relazione (esilarante la finta telefonata con un ex geloso e violento), e da una nonna vendicativa. Ha anche trovato un lavoretto, come apprendista redattore di biglietti di suicidio nell’agenzia di un certo Dupré, uomo con tanti misteri da svelare.

Vive questi suoi giorni tra la ricerca ossessiva di una prima esperienza omosessuale e desideri eterosessuali. A quei tempi l’omofobia era diffusissima e tollerata; tra i ragazzi ci si apostrofava con superificialità come frocio, ricchione, finocchio; gli omosessuali erano qualcosa da rifiutare, esorcizzare con l’insulto, punire con il flagello divino dell’Aids. E Konrad, in questo mondo, si sente a disagio: sogna rapporti con uno dei coinquilini, si masturba annusandone una mutanda. “Gli ormoni ventenni erano un frullato di voglia. Non vedevo l’ora di trovarci al sicuro, nell’intimità del suo appartamento. Io e lui nel nostro nido, alcova di tutti i miei sogni accaldati. Nessun mondo a incombere. Nessun mondo a giudicare. Nessun mondo a minacciare”, pensa prima di un deludente incontro al buio.

È una ricerca intimamente dolorosa, alla quale si oppongono sensi di colpa atavici, rappresentati – con bella invenzione dell’autore – da un vecchio diario adolescenziale che, di tanto in tanto, ricompare a frenare la formazione di una nuova identità sessuale, ancorandola ai canoni dell’ipocrisia, della paura e dell’errore: ricordati che sbagli!

presentazione pezzoliTutto è raccontato con un linguaggio vivace, modernissimo, con una cifra stilistica che è propria di Pezzoli e che lo caratterizza. Potremmo forse dire che, qualche volta, i giochi di parole e i neologismi sembrano un po’ forzati. Ma tant’è.

Mailand getta uno sguardo su un’epoca, su una città (quella Milano potentemente inquietante della splendida copertina di Toni Alfano), su un argomento scottante. E lo fa con una vena ironica che corre per tutto il libro e che spesso e volentieri fa sorridere. Come quando, alla domanda se il committente di un biglietto di suicidio sia stato soddisfatto del testo prodotto dall’agenzia di Dupré, quest’ultimo risponde: “Penso di sì. Si è impiccato due giorni fa”.

         

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