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Ötzi, i 25 anni dell’Uomo venuto dal ghiaccio

Ghiacciaio del Similaun (© Museo Archeologico dell'Alto Adige - Lukas Aichner)

Ghiacciaio del Similaun (© Museo Archeologico dell’Alto Adige – Lukas Aichner)

Sono passati venticinque anni dal più sensazionale ritrovamento archeologico riguardante l’Età del Rame. Il 19 settembre 1991, sul Giogo di Tisa in Val Senales, nelle Alpi di Ötztal, in Alto Adige, a pochi metri dal confine austriaco, una coppia di escursionisti notò qualcosa che assomigliava a un sacchetto della spazzatura spuntare dalla neve. Ma non era spazzatura. Anzi. Era il corpo mummificato di un uomo, il più antico al mondo, conservato perfettamente dopo essere rimasto congelato per 5.300 anni.

Oggi, l’Uomo venuto dal ghiaccio – questa la sua denominazione ufficiale – è custodito e visibile al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano, ospitato in un piccolo edificio risalente al 1912, già sede della Banca Asburgica prima e della Banca d’Italia poi. E di un vero e proprio tesoro si fa custode quell’edificio, forse fin troppo angusto per le potenzialità dei suoi reperti: la “mummia di Similaun”, confidenzialmente Ötzi, fu ritrovata infatti con tutto il suo equipaggiamento: calzature, leggings, perizoma, sopravveste, graticcio d’erbe e berretto di pelo, un arco non finito, una faretra con frecce, un’ascia immanicata di rame, un pugnale di selce con fodero, un ritoccatore, contenitori in corteccia di betulla, una gerla, punteruoli d’osso e altro ancora.

Accesso alla mostra "Heavy Metal" (© Museo Archeologico dell'Alto Adige - Luca Guadagnini, Tiberio Sorvillo)

Accesso alla mostra “Heavy Metal” (© Museo Archeologico dell’Alto Adige – Luca Guadagnini, Tiberio Sorvillo)

Grazie a quella scoperta, gli studiosi di tutto il mondo hanno potuto saperne di più sull’Età del Rame, persino retrodatandola rispetto a quanto si credeva fino a pochi decenni fa. Il vestiario trovato con il corpo testimonia un’accuratezza della lavorazione e la padronanza di tecniche di taglio e di intreccio che non si pensava appartenessero a quell’epoca. Il visitatore, inoltre, può approfittare (fino al 14 gennaio 2018), al terzo piano del Museo, di “Heavy Metal – Come il rame cambiò il mondo”, un percorso espositivo all’avanguardia che va oltre la classica idea di mostra e mette in scena uno show multimediale e giocoso sull’Età del Rame.

Se l’esposizione del corpo di Ötzi ha posto, fin dal primo momento, interrogativi di natura etica, tanto che il Museo ne propone la visione con discrezione, attraverso una finestrella di 40×30 centimetri, in una zona absidale appartata (in modo che il visitatore può scegliere di non vederlo), l’esposizione di tutti gli altri reperti stimola emozioni e curiosità che solo la preistoria può suscitare.

Non a caso gli studiosi e i ricercatori sono continuamente al lavoro, tanto che i pannelli didascalici che accompagnano la mostra permanente sembrano, in qualche caso, contraddittori tra loro, tanto veloci e frequenti sono le nuove ipotesi e le nuove certezze.

Il berretto di Otzi (© Museo Archeologico dell'Alto Adige - foto.dpi.com)

Il berretto di Otzi (© Museo Archeologico dell’Alto Adige – foto.dpi.com)

C’è poi quel mistero sull’uccisione di Ötzi, che al momento della morte aveva 46 anni, età piuttosto avanzata per l’epoca. Il corpo è stato trafitto alla spalla sinistra da una freccia (scagliata da una distanza di circa cento metri), che ha prodotto un foro di circa due centimetri nella scapola. La punta ha danneggiato un’arteria, provocando immediato dissanguamento. Ferita letale, dunque. L’uomo cadde esanime in quella che, per cinque millenni sarebbe stata la sua tomba di ghiaccio e la nostra fortuna di curiosi. Sappiamo cosa mangiò prima di morire (pane di farro, carne di stambecco e cervo, verdure), sappiamo che soffriva di dissenteria e di una malattia cronica non meglio precisata. Ma sappiamo anche che, prima dell’agguato mortale, aveva subito un forte trauma cranico, e una ferita alla mano destra lascia supporre che Ötzi fosse stato impegnato in una colluttazione già prima di essere colpito dalla freccia.

Il mistero sulla sua morte aggiunge un fascino noir all’eccezionale visita offerta dal Museo bolzanino, ci invita a una detection, fors’anche letteraria. E dove non arrivano gli scienziati e gli archeologi, vien voglia di lasciare il campo libero al narratore, affinché colmi i vuoti della storia. Come le ipotesi sui “tatuaggi” della mummia di Similaun, forse addirittura una primitiva forma di agopuntura per attenuare i forti dolori di cui pare soffrisse quell’uomo.

In occasione dei 25 anni dal ritrovamento, dunque, è in programma una serie di eventi (ulteriore testimonianza, caso mai ce ne fosse bisogno, della straordinaria capacità altoatesina di valorizzare le proprie risorse con iniziative ben congegnate).

Esaminazione (© Museo Archeologico dell'Alto Adige - Eurac - Samadelli - Staschitz)

Esaminazione (© Museo Archeologico dell’Alto Adige – Eurac – Samadelli – Staschitz)

Tra gli appuntamenti in Val Senales: venerdì 16 settembre 2016, alle 18, incontro dei testimoni del ritrovamento con l’alpinista Reinhold Messner; sabato 17 e domenica 18, manifestazione di apertura con eventi sportivi e musicali a Madonna di Senales, Vernago e sul ghiacciaio della Val Senales; lunedì 19 settembre, dalle 10 alle 17, ingresso libero all’ArcheoParc Val Senales con visite guidate ogni ora; per tutta la giornata di lunedì, falò al luogo di ritrovamento di Ötzi sul Giogo di Tisa; da lunedì 19 a sabato 24, programma settimanale tematico per gli ospiti della Val Senales; sabato 24 e domenica 25, per la quinta volta, la Val Senales ospita una gara del Campionato europeo di tiro con l’arco preistorico e di lancio con il propulsore.

Tra gli appuntamenti in programma nella città di Bolzano: domenica 18, dalle 10 alle 18, visite gratuite al Museo Archeologico dell’Alto Adige; lunedì 19, alle 9.30, inaugurazione del terzo “Bolzano Mummy Congress – Ötzi: 25 years of research”, nel corso del quale saranno presentati nuovi risultati delle ricerche; martedì 20, alle 18, tavola rotonda su “Analisi del caso Ötzi: nuove conclusioni sull’assassinio dell’Uomo venuto dal ghiaccio” con la partecipazione di profiler, scienziati, patologi, archeologi.

         

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