Mantova, i venti anni del Festivaletteratura

Palazzo Ducale, Loggia del Cortile d'Onore (© Festivaletteratura)

Palazzo Ducale, Loggia del Cortile d’Onore (© Festivaletteratura)

Un Festival che ha “riscritto la città” e che, quest’anno, spegne le sue venti candeline. A Mantova, “capitale italiana della cultura 2016”, da mercoledì 7 a domenica 11 settembre torna a essere protagonista la letteratura. Fin dalla nascita, il Festivaletteratura è stato una delle manifestazioni più originali in Italia, mutuando una fortunata formula anglosassone e portando scrittori e lettori sullo stesso piano: l’evento lombardo “ha annullato le distanze tra chi scrive e chi legge – recita il comunicato stampa ufficiale – senza confondere i ruoli e ha aperto una relazione a doppio senso di percorrenza. In ogni incontro gli autori sono chiamati a mettersi in gioco di fronte a un pubblico che ascolta, chiede, rilancia”.

È proprio questa la ricetta del successo del festival mantovano, copiata e rielaborata negli anni successivi da tante manifestazioni culturali sparse nella Penisola. Manifestazioni, a volte, nate proprio tra le vie di Mantova o durante gli incontri che qui si sono svolti nel corso delle diciannove edizioni già in archivio. “Il clima che si respira fa bene”, dice con una certa enfasi l’ufficio stampa. Ma forse non va così lontano dalla realtà. È, in fondo, quel circuito virtuoso che si genera nelle giuste atmosfere. E non solo a Mantova, ma ovunque ci sia il giusto mix tra un’organizzazione che funziona, una città che partecipa, un pubblico disponibile e attento, un ricco parterre di ospiti della massima levatura che “vivono” la città anche oltre i rispettivi eventi.

In venti anni, qui, l’originalità ha saputo dar vita a forme nuove o comunque rilanciare “standard” già sperimentati: i ragazzi che, dal palco, fanno domande agli autori con blurandevù; le lavagne portate in piazza da esperti che spiegano i fondamenti delle rispettive discipline; il vocabolario europeo nato dalle parole “donate” da ogni scrittore nella propria lingua madre. E poi le retrospettive sugli autori o le translation slam.

Palazzo della Ragione (© Festivaletteratura)

Palazzo della Ragione (© Festivaletteratura)

Una città che partecipa, si diceva. Ebbene, Mantova ha saputo – in ormai venti anni – fare propria l’intuizione nata, nel 1993-94, da una ricerca dell’Osservatorio culturale della Regione Lombardia che propose una serie di iniziative estere che ben si sarebbero potute adattare al contesto storico e anche urbanistico della città di Virgilio: una di queste era il Festival della letteratura di Hay-on-Wye nel Galles, dal quale il Festivaletteratura di Mantova ha tratto ispirazione con successo (dai quindicimila visitatori della prima edizione nel 1997 si è passati ai 67mila più 58mila in eventi gratuiti del 2015).

Quest’anno saranno quaranta i luoghi che si tingeranno del blu del festival: non solo le piazze e i palazzi storici, ma anche spazi privati, giardini di dimore mantovane, l’ex cinema Bios, le Cantine di Vincenzo Gonzaga, Palazzo d’Arco. Novità assolute che testimoniano, caso mai ce ne fosse bisogno, l’accoglienza generosa della città per una manifestazione che fa parte ormai del suo Dna.

Dei singoli eventi ci sarà modo di dire. Basterà qui ricordare che, per i venti anni, il Festivaletteratura ha invitato a tornare alcuni grandi scrittori: Julian Barnes, Jonathan Coe, Jay McInerney, Alain De Botton, tra gli altri innumerevoli ospiti di questa edizione.

         

Commenta via Facebook
Aggiungi ai preferiti : Permalink.