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Un SalTo nel paese delle meraviglie (2015)

Salone del libro di Torino 2015

Salone del libro di Torino 2015

Al Salone del libro di Torino ci si va per lavoro. O per passione. O perché non si può farne a meno. Al Salone del libro di Torino ci si torna, dopo cinque anni, per respirare un’atmosfera familiare. Tra i padiglioni del Lingotto ci si può girare senza meta, per guardare un po’ di tutto. Qualcuno ha il dichiarato obiettivo di incontrare scrittori famosi o “vip”. Oppure, ancora, incontrare gente che si conosce personalmente.

Il mio viaggio a Torino, quest’anno (dopo i cinque di assenza), è stato nuovo: non ero impegnato direttamente in obblighi lavorativi, ma libero di circolare senza meta, senza obiettivi, al solo scopo di ritrovare un mondo.

Quando si va in giro così, senza meta e senza obiettivi, si ha il privilegio impagabile di poter scegliere. Ed ecco il risultato della mia scelta, ovviamente in ordine sparso:

Francesco Forlani, pugno alzato

Francesco Forlani, pugno alzato

“Il manifesto del comunista dandy” di Francesco Forlani (Miraggi edizioni). Francesco è un amico, è un grande scrittore, è un vero genio creativo, è un uomo d’arte e di spettacolo come ce ne sono pochi in circolazione. Il suo “Manifesto” – riproposto, arricchito e riveduto, dopo la gloriosa pubblicazione con la Camera Verde – è un libro che va letto e va ascoltato, preferibilmente dalla viva voce di Francesco, con lo spirito di chi vuole trovare una sintonia ideale, ma anche sorriderne.

Anche quelli della casa editrice Sur sono amici. Marco Cassini e i suoi hanno la capacità di trasformare in oro quello che toccano. O forse, più verosimilmente, hanno la competenza e il fiuto, scelgono autori e libri che valgono. Lo hanno fatto con minimum fax, ci riprovano con Sur. Non si smentiscono, insomma. E, ora, dopo essersi dedicati solo alla narrativa latinoamericana (dal 2011, anno di nascita del marchio), hanno deciso di lanciare una nuova collana, Big Sur, “che indica un luogo di confine tanto geografico quanto letterario, riassunto anche nel bilinguismo del toponimo: un po’ California e un po’ Sudamerica”.

Marco Cassini al Luna's Torta

Marco Cassini al Luna’s Torta

Una collana, dunque, di letteratura e cultura angloamericana, della quale sono stati annunciati i primi titoli, in uscita a settembre e novembre 2015: “Carne viva” di Merritt Tierce; “Peggio di un bastardo. L’autobiografia” di Charles Mingus; “Gilliamesque. Un’autobiografia pre-postuma” di Terry Gilliam; “Rosemary’s Baby” di Ira Levin.

Add Editore. Lo stand di Sur era in vicinanza simbiotica con quello dei piemontesi Add, come aggiungere, “aggiungere al panorama editoriale una voce nuova per raccontare le storie e i percorsi del nostro tempo”. Il piano editoriale spazia dalla biografia alla saggistica sociale, “in cerca di idee, esperienze, racconti”. Tra i loro eventi al SalTo, la presentazione del libro “L’Italia dei sindaci” di Marco Giacosa con Piero Fassino (sindaco di Torino) e Rosa De Lucia (sindaco di Maddaloni), tra gli altri.



Neo Edizioni. Altro giro, altri amici. Abbiamo già parlato del romanzo “XXI secolo” di Paolo Zardi, che ha fatto sognare tutti gli amanti della piccola, giovane e forte editoria di qualità con il suo ingresso nella “sporca dozzina” per il Premio Strega (purtroppo, però, è rimasto fuori dalla cinquina dei finalisti). Resta da dire che Francesco Coscioni e Angelo Biasella, fondatori e anime della casa editrice abruzzese (con un po’ di sangue campano), hanno fatto passi da gigante, ma hanno conservato lo spirito giusto: quello che, in fondo, ama più l’artigianale genziana del liquore industriale e che affronta l’incursione nel “mondo dei grandi” con la monelleria ironica di chi sa tenere i piedi ben piantati a terra.

San Salvario dall'alto

San Salvario dall’alto



Torino fuori dal Salone. La Torino che si sceglie (ma in realtà ti sceglie) è quella di San Salvario: la mattina esci di casa e trovi un quartiere fatto a tua misura, la sera torni e trovi la vitalità giovanile. E non a caso San Salvario è stato al centro di numerosi appuntamenti “off” del Salone: alla libreria Trebisonda con Paolo Zardi e i Neo, al Luna’s Torta con la colazione sudamericana di Sur, al circolo Bazura con “La fine di Marx” di Filippo Agostini con la sempre splendida Silvia Tessitore (edizioni Zona), altra amica del drappello campano in trasferta piemontese, ospite affabile anche per la cena post-presentazione. Una citazione di merito, infine, va alla Casa del Quartiere di via Morgari, oasi di cultura, impegno civile, cittadinanza attiva e gastronomia nel cuore di San Salvario.



I libri. Eh, i libri. Quelli sono tanti, troppi. Allora ne ricordo solo alcuni, che aggiungo ai già citati “Manifesto del comunista dandy” di Francesco Forlani, “L’Italia dei sindaci” di Marco Giacosa, “XXI secolo” di Paolo Zardi, “La fine di Marx” di Filippo Agostini: “Lontani dagli occhi” di Enzo Gentile (Laurana Editore), con i ritratti di cinque artisti – Buscaglione, Ciampi, Endrigo, Ferrer e Pagani – che hanno in diversa misura segnato la storia della musica italiana tra la fine degli anni Cinquanta e la metà dei Settanta (libro consigliato dal giornalista e scrittore Paolo Pasi, autore di splendidi romanzi tra cui “Il sabotatore di campane” per le Edizioni Spartaco); “Purgatorio” di Tomas Eloy Martinez (Sur), romanzo commovente a metà strada tra la storia d’amore e la ghost story, alla ricerca di un marito desaparecido in Argentina; “Correzione di bozze in Alta Provenza” di Julio Cortazar (di nuovo Sur), diario formidabile del momento (work in progress) in cui lo scrittore diventa il primo lettore della sua stessa opera; “Il Regno” di Emmanuel Carrere (Adelphi), quasi un reportage dell’autore francese sulle tracce di Paolo di Tarso e dell’evangelista Luca alle origini del cristianesimo; “Ravel” di Jean Echenoz (ancora Adelphi), originale romanIMG_5188zo breve del 2006 dello scrittore di Orange.
Quando si riparte da Torino, si lascia qualcosa lì e si riporta qualcosa di nuovo a casa: non solo i libri che appesantiscono la valigia, ma anche l’aria che si è respirata e le persone che hanno lasciato una traccia. Alla stazione di Porta Nuova c’è un pianoforte: è lì per chiunque lo voglia suonare. Prima di partire ti fermi un attimo, ascolti una ragazza che muove le dita agili sui tasti bianchi e neri, pensi che anche questa è poesia e prendi il tuo treno.

         

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