Un “Neo” sul Premio Strega 2015

Biasella-Zardi-Coscioni

Una speranza, non più di una speranza. Mille dubbi e altrettanti sospetti, quelli che ogni anno accompagnano l’assegnazione del prestigioso Premio Strega. Sarà confermato anche nel 2015 il dominio del duopolio “Mondadori-Einaudi versus Rizzoli-Bompiani” che da quasi dieci anni non concede spazio ad altri?

Partiamo dall’inizio: il comitato direttivo del Premio, presieduto da Tullio De Mauro, ha scelto i dodici titoli dai quali saranno scelti i cinque finalisti. Si tratta di: “Il paese dei coppoloni” di Vinicio Capossella (Feltrinelli), “La sposa” di Mauro Covacich (Bompiani), “Storia della bambina perduta” di Elena Ferrante (e/0), “Dimentica il mio nome” di Zerocalcare (Boa Publishing), “Final cut” di Vins Gallico (Fandango), “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi, “La ferocia” di Nicola Lagioia (Einaudi), “Il genio dell’abbandono” di Wanda Marasco (Neri Pozza), “Se mi cerchi non ci sono” di Marina Mizzau (Manni), “Come donna innamorata” di Marco Santagata (Guanda), “Via Ripetta 155” di Clara Sereni (Giunti), “XXI secolo” di Paolo Zardi (Neo Edizioni). La cinquina dei finalisti sarà scelta da quattrocento giurati (gli Amici della Domenica) il 10 giugno e il vincitore sarà proclamato il prossimo 2 luglio.

Quest’anno – dopo le polemiche che, sempre, accompagnano l’assegnazione del Premio – il regolamento sembra dare una chance in più agli editori piccoli e medi: i giurati, infatti, nella prima votazione dovranno esprimere la loro preferenza per tre dei dodici libri; se nella cinquina non figurerà almeno un editore medio-piccolo la cinquina diventerà sestina e comprenderà il primo escluso (sempre che sia editore medio-piccolo).

Allora, dubbi e sospetti. Quelli sono ormai all’ordine del giorno e si preferirebbe accantonarli, se non limitandosi a un pronostico avventato: tra i favoriti figura certamente Elena Ferrante, scrittrice invisibile e discussa, edita dallo storico e ottimo marchio romano e/o (editore “medio”), il cui ingresso in cinquina consentirebbe anche di non trasformarla in sestina… Del resto, nella dozzina figurano grandi autori come Mauro Covacich, Nicola Lagioia, Vinicio Capossela (con Ferrante e Fabio Genovesi di Mondadori la cinquina sarebbe già completa).

Ma ci piace sognare. E una speranza la nutriamo!

Sarebbe magnifico un “neo” sulla purezza duopolistica, una “macchia” contro i pronostici, un “vezzo” su quel paio di nomi prestigiosi e autorevoli che meriterebbero la vittoria, ma che sarebbero autori ugualmente famosi e venduti in un mondo editoriale divenuto più fresco.

La freschezza può arrivare, quest’anno, da “XXI secolo” di Paolo Zardi (presentato al Premio da Giancarlo De Cataldo e Valeria Parrella). Classe 1970, Zardi ha esordito con la raccolta di racconti “Antropometria” grazie al coraggio e al fiuto di un grandissimo “piccolo editore”, quel Neo che dal 2008 irradia cultura e lancia libri meravigliosi da Castel di Sangro, nel cuore dell’Appennino abruzzese, quasi al confine tra Abruzzo, Molise e Campania. Una scommessa, quella degli editori Angelo Biasella e Francesco Coscioni, che minaccia la palude editoriale (o l’editoria paludata) ma che deve essere vinta per restituire fiato e speranze agli editori che, nel piccolo delle loro redazioni, lavorano con fatica sulla qualità, sul genio, sulla passione, contro il mercato e le concentrazioni che ci vogliono tutti uguali e “normali”, come lettori e come sudditi.

         

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