Il violino di Ughi e l’utopia collassata

foto-1Il Belvedere di San Leucio è il centro dell’utopia borbonica, di quell’esperimento sociale che la monarchia napoletana tentò di attuare a Caserta, nella comunità dei lavoratori tessili. Al “collasso dell’utopia” in genere, dei sogni falliti di città che si volevano industriali ma che non riescono a essere neanche post-industriali, è stata dedicata la bella mostra curata da Enzo Battarra in concomitanza con Leuciana, festival musicale in programma dal 30 agosto al 5 settembre 2015.

L’esposizione delle opere di tre artisti contemporanei – Michele Attianese, Crescenzo Del Vecchio Berlingieri, Lello Lopez – è stata una straordinaria opportunità offerta allo spettatore dei concerti che rappresentano il fulcro del programma di Leuciana, che quest’anno ha visto alternarsi sul palco personaggi come Bob Geldof, Giovanni Lindo Ferretti, Edoardo Bennato, Fausto Mesolella, Pietro Condorelli, Pippo Delbono con Enzo Avitabile (direttore artistico della rassegna).

Sullo stesso palco, la sera del 31 agosto, il protagonista è stato il violinista Uto Ughi (accompagnato al pianoforte da Marco Grisanti). Apparso un po’ stanco, il celebre musicista ha proposto un programma che ha avuto nelle “Danze rumene” di Béla Bartók il momento di maggiore interesse, scelta certamente più coraggiosa della “Carmen Fantasy” di Pablo de Sarasate che ha chiuso la serata prima dei due bis (“La ridda dei folletti” di Antonio Bazzini e l’evitabile “Campanella” di Paganini). Nella prima parte, Uto Ughi ha proposto il “Preludio e Allegro” di Fritz Kreisler (alla maniera di Pugnani), la “Sonata in Re Magg” di Jean-Marie Leclair e il “Rondo capriccioso” di Camille Saint-Saëns. Ha completato il programma la “Zingaresca” di de Sarasate.

Proporre musica colta è sempre un’impresa ardua e meritevole della massima considerazione. E per questo suo impegno, portato avanti con determinazione da anni, Uto Ughi va apprezzato, così come per le indiscutibili doti di concertista. A volte, tuttavia, è sembrato che la scelta del programma fosse un po’ troppo indulgente con i gusti del pubblico (la già citata “Carmen Fantasy”, la scontatissima “Campanella”), ma anche questo può entrare nel gioco.

Seduti nel cortile del Belvedere di San Leucio ad ascoltare le note di Ughi, è però tornata alla mente la polemica – ormai più che datata – tra il violinista e il pianista Giovanni Allevi, che sullo stesso palco si è esibito un anno fa. È la polemica tra due mondi distanti, tra la musica colta e la cosiddetta musica “classica contemporanea”, ma anche tra due generazioni che utilizzano mezzi di comunicazione diversi. È la stessa contrapposizione che si registra nella narrativa contemporanea, dove “fenomeni” spesso costruiti a tavolino conquistano larghe fette di lettori, specialmente giovani. Il problema vero è capire se tutto ciò avvicini realmente alla lettura (o alla musica) o costruisca scorciatoie per intere generazioni che salteranno, con un balzo acrobatico, l’incontro con i classici, perdendo del tutto il senso di quella utopia che ormai sembra non aver più diritto di esistere in un mondo che corre troppo in fretta.

         

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