Il mondo ignoto oltre il finestrino

lorenburtonPensare a un treno è pensare a Pirandello.

Nelle sue opere, il treno accompagna sempre un cambiamento radicale: Mattia Pascal legge la notizia della sua morte e decide di non risalire sul convoglio che lo avrebbe riportato da moglie e suocera; Belluca sente il fischio di una locomotiva e si ribella, in un delirio di libertà, ai soprusi del suo capufficio.

Adriana, protagonista della novella “Il viaggio”, sale su un treno per cercare rimedi al suo male. Qui la pagina è tra le più belle di Pirandello ed è un peccato che la scena del film che ne è stato tratto da Vittorio De Sica, con Sophia Loren e Richard Burton, non renda nella stessa misura:

“Andava in treno per la prima volta. A ogni tratto, a ogni giro di ruota, aveva l’impressione di penetrare, d’avanzarsi in un mondo ignoto, che d’improvviso le si creava nello spirito con apparenze che, per quanto le fossero vicine, pur le sembravano come lontane e le davano, insieme col piacere della loro vista, anche un senso di pena sottilissima e indefinibile: la pena ch’esse fossero sempre esistite oltre e fuori dell’esistenza e anche dell’immaginazione di lei; la pena d’essere tra loro estranea e di passaggio, e ch’esse senza di lei avrebbero seguitato a vivere per sé con le loro proprie vicende.

Ecco lì le umili case di un villaggio: tetti e finestre e porte e scale: la gente che vi dimorava era, come per tanti anni era stata lei nella sua cittaduzza, chiusa lì in quel punto di terra, con le sue abitudini e le sue occupazioni: oltre a quello che gli occhi arrivavano a vedere, non esisteva più nulla per quella gente; il mondo era un sogno: tanti e tanti lì nascevano e lì crescevano e morivano, senza aver visto nulla di quel che ora andava a veder lei nel suo viaggio, che era così poco a petto della grandezza del mondo, e che tuttavia a lei sembrava già tanto”.

“Più d’una volta il cognato venne a sederlesi accanto per mostrarle e nominarle un paese lontano, ov’era stato, e quel monte là dal profilo minaccioso, tutti gli aspetti di maggior rilievo che si figurava dovessero più vivamente richiamare l’attenzione di lei. Non intendeva che tutte le cose, anche le minime, quelle che per lui erano le più comuni, destavano intanto in lei un tumulto di sensazioni nuove; e che le indicazioni, le notizie ch’egli le dava, anziché accrescere, diminuivano e raffreddavano quella fervida, fluttuante immagine di grandezza, ch’ella, smarrita, con quel sentimento di pena indefinibile, si creava alla vista di tanto mondo ignoto”.

Il treno diventa qui il mezzo nel quale la fantasia viaggia e costruisce un mondo, il mezzo nel quale l’immaginazione colma i vuoti della nostra ignoranza. E allora in quella casa abita sicuramente un bambino, lo capisci dalla tutina stesa ad asciugare. E in quei campi stanno lavorando almeno dieci migranti, chissà come, chissà per cosa. E quel monte si fa una corona con le nuvole e sarebbe bello trovare il sentiero che conduce alla cima e immergersi nell’umidità ovattata.

E poi riconoscere i luoghi percorsi in altro modo: vedere dal finestrino la chiesa del paesello conosciuto o il ponte sul fiume attraversato a piedi una volta.

O il mare, disteso sotto la linea ferroviaria a perdita d’occhio.

Quel mare che, se sei uno studente o un pendolare, neanche vedi più, tanta è la voglia di tornare a casa, ai tuoi affetti, al tuo riposo.

         

Commenta via Facebook
Aggiungi ai preferiti : Permalink.